Erogazioni per 130 milioni di euro attraverso quasi 1.500 iniziative promosse dalle principali Fondazioni d’Impresa italiane, un centinaio.. Sono i numeri 2024 della filantropia delle aziende calcolati da Deloitte in un apposito studio del fenomeno in forte crescita: +25% nell’ultimo anno, di sei volte dal 1990. Si previlegia il sociale: il 45% delle operazioni è concentrato nell’ambito dei servizi e Inclusione, il 24% in educazione, istruzione, formazione e ricerca. «Sette fondazioni su dieci operano su più ambiti di intervento contemporaneamente, a conferma di un profilo filantropico ampio e trasversale», rilevano i ricercatori. Il 33% delle iniziative è realizzato a livello locale, il 25% a livello internazionale.
Lo studio è stato realizzato su un universo di oltre 370 imprese italiane, dalle quali sono state identificate 97 fondazioni d’impresa riconducibili alla realtà corporate, di cui 68 (incluse nel campione) con informativa pubblicamente disponibile. La presentazione in occasione dell’evento celebrativo del decimo anniversario di Fondazione Deloitte. «Le fondazioni d’impresa rappresentano oggi un asset strategico per l’ecosistema filantropico italiano, capace di mobilitare risorse economiche, competenze aziendali e reti territoriali a favore di comunità e territori», ricorda Guido Borsani, presidente di Fondazione Deloitte.
Il Report ha identificato 105 fondazioni d’impresa riconducibili a 97 realtà imprenditoriali italiane, un numero in costante crescita anche per effetto dell’entrata in vigore del Codice del Terzo settore. Le iscrizioni al Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts) hanno registrato un’accelerazione nel biennio 2022-2023, trainata sia dalla costituzione di nuove fondazioni sia dalla trasformazione di enti preesistenti, con un flusso stabile di circa due-tre iscrizioni all’anno negli anni più recenti. Le aziende dotate di una fondazione risultano distribuite in modo trasversale tra i principali comparti economici, con una prevalenza del terziario, a conferma che il fenomeno non è confinato a pochi settori di nicchia ma attraversa l’intero sistema delle principali imprese italiane.
Quanto costa fare del bene
Nel 2024 è emerso un aumento dei costi e oneri complessivi, saliti a circa 169 milioni di euro (+24%) rispetto al 2023, in linea con l’espansione del numero di iniziative promosse, cresciuto del 34% su base annua. La composizione dei proventi vede come componente principale il sostegno economico dell’impresa madre, cui si affiancano rendite patrimoniali, raccolta fondi e contributi pubblici; i proventi da 5×1000, pur ancora marginali, sono cresciuti del 30% nel biennio 2023-2024, segnale di una crescente capacità di alcune fondazioni di costruire relazioni dirette con i cittadini. Sul fronte degli impieghi, la quota prevalente delle risorse resta destinata direttamente alle attività di interesse generale, a fronte di un’incidenza contenuta dei costi di struttura. Nel complesso, la struttura dei costi e degli oneri delle fondazioni del campione analizzato riflette un modello operativo orientato all’impatto, con una quota prevalente di risorse destinata direttamente alle attività di interesse generale e costi di struttura contenuti.
L’identikit delle organizzazioni
Il 45% delle iniziative rilevate nel 2024 rientra nell’ambito “servizi sociali e inclusione”, che assorbe il 30% delle erogazioni complessive, con oltre 660 iniziative e un valore mediano di circa 14 mila euro: un modello capillare e diffuso, orientato alla risposta immediata a bisogni comunitari differenziati. Segue l’ambito “educazione, istruzione, formazione e ricerca”, che pur rappresentando il 24% delle iniziative, concentra il 45% delle risorse erogate: con oltre 350 iniziative, un valore mediano di circa 26 mila euro e punte fino a otto milioni di euro per i programmi di maggiore entità, è l’ambito in cui le fondazioni corporate esprimono l’intensità di investimento più elevata, spesso attraverso borse di studio, dottorati di ricerca e partnership pluriennali con università e centri di ricerca. L’ambito “cultura, arte, sport e tempo libero” si conferma un’area importante, con oltre 250 iniziative e una marcata proiezione locale (il 70% delle iniziative), spesso legata alla valorizzazione dei territori e del patrimonio culturale. Gli ambiti “prestazioni sanitarie e socio-sanitarie” e “ambiente, sostenibilità e tutela animali” risultano meno rappresentati, con rispettivamente oltre 170 e poco più di 20 iniziative, pur in un contesto di crescente centralità di questi temi nelle strategie Esg (Enviromental, social, governance) delle imprese. Nel complesso, sette fondazioni su dieci operano su più ambiti di intervento contemporaneamente, a conferma di un profilo filantropico ampio e trasversale.
Prossimità territoriale e proiezione glocal
Le iniziative rilevate si distribuiscono tra livello locale (33%), regionale (17%), nazionale (25%) e internazionale (25%), secondo un equilibrio sostanziale tra prossimità territoriale e proiezione internazionale. Le fondazioni collegate a imprese di maggiori dimensioni, in particolare a gruppi multinazionali, tendono a operare più frequentemente su più livelli territoriali, combinando iniziative di prossimità con programmi nazionali o internazionali. Le fondazioni riconducibili a imprese di dimensione più contenuta mostrano invece una maggiore concentrazione su iniziative locali e regionali. L’ambito sanitario si distingue per la proiezione più internazionale (51% delle iniziative), spesso realizzata in partnership con ospedali universitari e centri di ricerca esteri, mentre la cultura resta l’ambito più legato al territorio, con appena il 6% di iniziative a proiezione internazionale.
Il sito web primo strumento di comunicazione
La dimensione comunicativa di una fondazione d’impresa è una leva strategica, rappresenta un fattore determinante per la visibilità istituzionale, la trasparenza e la relazione dell’ente con gli stakeholder e la comunità. Analizzando la presenza pubblicamente rilevabile di canali digitali, profili social e pubblicazioni istituzionali è emerso che il sito web si conferma il canale di comunicazione più diffuso, presente nel 99% delle fondazioni analizzate. I canali social risultano distribuiti in modo più selettivo: Facebook, Instagram e LinkedIn sono utilizzati dal 40% delle fondazioni, mentre X è presente nel 17% dei casi. Sul fronte della rendicontazione, il 69% delle fondazioni pubblica un bilancio d’esercizio e il 47% produce report istituzionali dedicati, seguiti da libri (31%) e riviste o periodici (22%). Il quadro conferma una presenza digitale ormai consolidata, a fronte di una produzione editoriale e di una rendicontazione strutturata ancora concentrate in una quota più circoscritta di enti.
Come si organizzano
Il 54% delle fondazioni del campione dispone di un organico strutturato, con una netta preferenza per i dipendenti diretti, che rappresentano il 73% del personale complessivo, a fronte di dipendenti distaccati (16%) e altre forme di collaborazione (11%). Il dato conferma una tendenza verso modelli organizzativi stabili e continuativi, coerente con un settore in fase di progressiva professionalizzazione. Per consolidare questa crescita, il Report indica due leve prioritarie: lo sviluppo della capacità di fare rete tra fondazioni, imprese, enti del Terzo settore e istituzioni, e il rafforzamento degli strumenti comuni di rendicontazione e misurazione dell’impatto.
Nella foto, una delle iniziative di Otb. foundation
