di Manuela Travaglini
Riduzione dei costi amministrativi, rinvio di alcune tariffe, facilitazioni per il commercio e interventi sui processi legati al lavoro: il nuovo pacchetto da oltre 200 milioni di euro approvato dalle autorità di Dubai si inserisce in una strategia nuova, volta a sostenere il tessuto imprenditoriale in una fase di incertezza globale, rafforzando al contempo la competitività dell’emirato nel medio-lungo periodo.
Le misure sono entrate in vigore il 1° aprile e sono state concepite come interventi temporanei, con una durata compresa tra tre e sei mesi. Questa dimensione temporale è un elemento chiave per comprenderne la natura: non si tratta tanto di incentivi strutturali, quanto piuttosto di strumenti pensati per migliorare la liquidità delle imprese e rendere più efficiente, nell’immediato, l’ambiente operativo.
Nel concreto, il pacchetto interviene su più livelli. Da un lato, mira ad alleggerire la pressione finanziaria sulle aziende attraverso il differimento di alcune tariffe e oneri amministrativi, consentendo di posticipare nel tempo pagamenti che, in un contesto di tensione sui costi, possono incidere in modo significativo sulla gestione del cash flow. In alcuni settori specifici, come quello dell’ospitalità, è previsto anche il rinvio temporaneo di imposte e contributi legati all’attività.
Dall’altro lato, l’intervento si concentra sulla fluidità degli scambi commerciali, con misure che incidono direttamente sulla logistica e sulle operazioni di import-export. Tra queste, l’estensione dei termini di pagamento doganale (fino a 90 giorni) rappresenta un elemento particolarmente rilevante per le imprese che operano su filiere internazionali, in quanto consente una gestione più flessibile dei flussi finanziari legati alle merci in entrata.
Un ulteriore asse di intervento riguarda il mercato del lavoro e la mobilità internazionale. Le autorità di Dubai hanno previsto una semplificazione dei processi per il rilascio e il rinnovo dei permessi di residenza, con l’obiettivo di ridurre tempi e costi per le imprese e favorire l’attrazione di talenti. Si tratta di un aspetto non secondario, soprattutto in un contesto economico che fa della capacità di attrarre competenze uno dei propri principali fattori competitivi.
Il pacchetto include anche iniziative che guardano oltre il breve termine, come programmi per il sostegno all’occupazione e interventi volti a migliorare l’efficienza complessiva del sistema economico. In questo senso, il piano si inserisce in una visione più ampia, che punta a consolidare il ruolo di Dubai come hub globale per il business.
È proprio questa combinazione tra interventi immediati e prospettiva strategica a rendere il pacchetto particolarmente interessante. Da un lato, le imprese beneficiano di un alleggerimento temporaneo dei costi e di una maggiore flessibilità operativa; dall’altro, emerge un modello di policy che privilegia la rapidità di intervento e la capacità di adattamento a scenari economici in evoluzione.
Per le aziende italiane già presenti o interessate al mercato emiratino queste misure rappresentano un segnale chiaro. Dubai continua a proporsi come un contesto favorevole all’attività imprenditoriale, ma allo stesso tempo sempre più strutturato e competitivo. Il beneficio immediato, infatti, non deve far perdere di vista un elemento essenziale: molte delle misure previste hanno natura temporanea e si traducono principalmente in un rinvio degli oneri, più che in una loro riduzione definitiva.
In altre parole, si tratta di strumenti che migliorano la liquidità nel breve periodo, ma che richiedono una pianificazione attenta nel medio termine. È proprio su questo equilibrio (tra opportunità immediate e gestione prospettica) che si gioca la capacità delle imprese di trarre un vantaggio reale da questo intervento.
In definitiva, il pacchetto da 1 miliardo di dirham conferma la direzione intrapresa da Dubai: intervenire in modo mirato per sostenere il sistema economico, senza rinunciare a una visione di lungo periodo. Per le imprese italiane, la sfida non è solo cogliere le opportunità offerte, ma farlo con consapevolezza, inserendo queste misure all’interno di una strategia più ampia e sostenibile. Come? Ne abbiamo parlato con Lorenzo Tosonotti, Partner dell’ufficio di Dubai di WellTax e Registered tax agent presso la Federal tax authority (Fta) degli Emirati Arabi Uniti.
Quali sono gli incentivi più interessanti di questa misura e quali settori ne beneficeranno maggiormente?
Il valore principale del pacchetto non risiede tanto nell’introduzione di incentivi fiscali diretti, quanto nell’intervento su leve operative che hanno un impatto immediato sulla liquidità e sulla continuità aziendale. Le misure agiscono principalmente su processi amministrativi e regolatori, alleggerendo la pressione finanziaria di breve periodo e migliorando la flessibilità operativa delle imprese.
Tra gli interventi più significativi vi è l’estensione dei termini per le dichiarazioni doganali di export e transito, che incide positivamente sulla gestione del capitale circolante per aziende che operano su catene di fornitura internazionali. Allo stesso tempo, il differimento di alcuni oneri municipali, commerciali e turistici, inclusi Tourism Dirham e Hotel Sales Fees, rappresenta un supporto concreto per settori caratterizzati da elevata intensità di cassa, come hospitality, retail, logistica e servizi.
È importante precisare che queste misure non riducano l’onere complessivo nel lungo termine, ma offrano un margine di manovra importante in un contesto in cui il costo del capitale, la volatilità dei mercati e l’incertezza geopolitica rendono più complessa la pianificazione.
Questo pacchetto deve essere letto come una misura contingente o come parte di una strategia più ampia e stabile di supporto al business?
Il pacchetto ha una natura chiaramente congiunturale, con una durata limitata nel tempo. È pensato per fornire supporto tattico alla liquidità e alla continuità operativa delle imprese in un contesto economico complesso. Tuttavia, va letto anche come parte di una strategia più ampia che Dubai persegue da anni, basata su prevedibilità regolatoria, attrattività fiscale e semplificazione dei processi. La coerenza con misure precedenti, come l’introduzione della Corporate Tax accompagnata da regimi fiscali dedicati per le Free Zone, dimostra che non si tratta di un cambio di direzione, ma di un rafforzamento del modello esistente.
In questo senso, il pacchetto non modifica il modello economico di Dubai, ma ne conferma la capacità di adattamento e risposta rapida a scenari esterni complessi.
Quali accorgimenti consiglia alle imprese italiane per sfruttare queste misure evitando i rischi legati alla loro natura temporanea?
L’aspetto più importante è non confondere un differimento temporaneo con un risparmio strutturale. Le imprese dovrebbero utilizzare questa finestra per rafforzare la propria posizione finanziaria e operativa, evitando di aumentare in modo permanente costi fissi o esposizioni. È fondamentale mantenere un approccio prudente nella pianificazione fiscale: il differimento di alcune fee amministrative non modifica gli obblighi in materia di Vat o Corporate tax, né le relative scadenze. Allo stesso tempo, questo periodo può rappresentare un’opportunità per rivedere strutture societarie, modelli operativi e flussi inter-company, soprattutto per gruppi che operano tra Mainland e Free Zone. Per le società in Free Zone, resta essenziale verificare la sostanza economica e la conformità ai requisiti previsti per accedere ai regimi fiscali agevolati, in particolare lo status di Qualifying free zone person, che consente di beneficiare dell’aliquota 0% sulla Corporate tax per i redditi qualificati. Eventuali inefficienze strutturali, infatti, non vengono compensate da misure temporanee di questo tipo. In generale, ritengo fondamentale che le imprese si affidino a professionisti locali qualificati, come ad esempio un Fta registered tax agent (ovvero un agente fiscale registrato con la Federal tax authority), che possano supportarle in una pianificazione fiscale e operativa corretta e sostenibile nel medio-lungo periodo.
Considerando l’attuale instabilità geopolitica, ritiene che queste misure siano sufficienti a mantenere la fiducia e la presenza delle imprese italiane nel Paese?
È impossibile negare che l’instabilità geopolitica rimane un fattore che nessuna misura domestica può eliminare completamente. Tuttavia, la capacità di un Paese di intervenire rapidamente con strumenti concreti a supporto del tessuto imprenditoriale è un segnale importante di solidità e affidabilità. Queste misure, pur non essendo una soluzione strutturale ai rischi geopolitici, rappresentano un segnale chiaro di sostegno alle imprese e rafforzano la percezione di Dubai, e più in generale degli Emirati Arabi Uniti, come giurisdizione stabile, reattiva e orientata al business. Per le aziende già presenti, contribuiscono a rafforzare la continuità operativa; per chi sta valutando un ingresso nel mercato, confermano l’esistenza di un contesto istituzionale capace di adattarsi rapidamente alle condizioni esterne. È inoltre ragionevole ritenere che le autorità di Dubai siano pronte ad estendere o adattare queste misure, sia in termini temporali sia in termini di contenuto, qualora il contesto lo richiedesse. Il messaggio che emerge in modo costante dalle istituzioni emiratine è quello di un supporto continuo e concreto alle imprese, in particolare nei momenti di maggiore incertezza. Questo contribuisce a creare un livello di fiducia elevato tra operatori economici e sistema Paese.
