Per Carlotta de Bevilacqua e Cristiana Tadei l’impresa familiare non è un’eredità da conservare, ma un progetto umano da rigenerare. Nel dialogo tra la ceo di Artemide e l’azionista del gruppo Teddy emerge il valore del “sogno del fondatore” come visione capace di attraversare le generazioni, trasformandosi in responsabilità sociale, inclusione e senso di comunità. De Bevilacqua richiama l’eredità di Ernesto Gismondi e l’idea di un’“energia” che non serve soltanto a illuminare gli spazi, ma a creare legami umani e progettare il futuro. Tadei racconta invece un’impresa nata per “creare lavoro, dignità e bellezza”, dove il lavoro diventa occasione di realizzazione personale e attenzione ai più fragili. Entrambe insistono su un punto: la famiglia non coincide con i legami di sangue, ma con una comunità di persone unite da valori condivisi. Per questo, figli e parenti non devono avere corsie preferenziali: contano il merito, la serietà e la capacità di custodire il bene comune rappresentato dall’azienda.
Carlotta de Bevilacqua (Artemide) e Cristiana Tadei (Teddy): Il sogno del fondatore vive solo se diventa responsabilità collettiva

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