La donazione in vita è una formula sempre più suggerita dai grandi notai per gestire una successione di aziende e patrimoni familiari senza scontri ereditari e complicazioni. È la formula scelta da Enzo Ricci, 91 anni, l’industriale milanese che ha creato un impero nella pasticceria e nei prodotti da forno tradizionali con un marchio di prestigio, Tre Marie. Nel 1987 Ricci ha venduto tutto al gruppo Barilla, rimanendo alla guida dell’azienda fino al 1995 (successivamente, croissant e pastricceria surgelata sono stati ceduti a Sammontana, panettoni, pandori e biscotti a Galbusera) e ha utilizzato il controvalore investendo in immobili, partecipazioni azionarie, fondi di investimento, un patrimonio cresciuto nel tempo. Tra gli immobili, un palazzo nel triangolo della moda di Milano, in via Montenapoleone locato alla griffe Dolce & Gabbana (in bilancio per 91,9 milioni), l’edificio con la sede di Banca Intesa a Sanremo, negozi e uffici. Tra le partecipazioni, il 18% della società quotata Brioschi Sviluppo immobiliare attraverso la controllata Viris. In tutto 400 milioni di valore oggetto della donazione all’unico nipote Alessandro Ricci (figlio del fratello Gianni) già coinvolto nella gestione degli asset. Con l’atto di donazione in vita, l’imprenditore, che non ha figli, ha passato al nipote la nuda proprietà mantenendo per sé l’usufrutto. Enzo Ricci, Ambrogino d’oro 2’017, è anche filantropo con una fondazione onlus che aiuta i giovani.
Ovviamente l’operazione ha comportato un esborso fiscale secondo le norme che prevedono aliquote e franchigie determinate dal rapporto di parentela tra beneficiario e donante: 4% per il coniuge e i parenti in linea retta (con franchigia di 1 milione di euro), 6% per fratelli e sorelle (franchigia 100 mila euro), 6% senza franchigia per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado, 8% senza franchigia per altri soggetti.

Nella foto in alto, Enzo Ricci riceve l’Ambrogino d’oro dal sindaco di Milano Giuseppe Sala
