Di Giulia Cimpanelli
C’è una frase, verso l’inizio del libro di Michela Trentin, che vale da sola l’intero percorso di lettura: “Non si può fare impresa senza fare cultura delle persone”. Una frase semplice, quasi ovvia. Eppure, chiunque abbia vissuto dall’interno un’impresa familiare sa quanto sia difficile viverla davvero, ogni giorno, tra le pressioni del mercato, le dinamiche dinastiche e il peso di una storia da onorare senza restarne prigionieri.
Con questo libro (frutto di trent’anni di lavoro consulenziale nelle aziende) Trentin offre alla comunità delle imprese familiari qualcosa di raro: non una raccolta di teorie, non un manuale di procedure, ma una bussola. Uno strumento per orientarsi nel territorio ancora troppo spesso inesplorato che collega le persone alla strategia, le relazioni alla governance, la cultura al futuro.
Da funzione di supporto a leva strategica: un’evoluzione che le Pmi familiari non possono ignorare
Il cuore del libro è il racconto di una trasformazione. Per decenni, nelle aziende familiari italiane, il “personale” è stato gestito dall’imprenditore stesso sulla base dell’intuito, della fiducia e della conoscenza diretta. La parte tecnica (contratti, buste paga, adempimenti) era delegata al consulente del lavoro. Punto. Oggi questo non basta. Trentin lo spiega documentando come l’accelerazione dei mercati, l’ingresso della Generazione Z nel mondo del lavoro, la pandemia e il fenomeno del quiet quitting (“Smettere silenziosamente”, una tendenza dei dipendenti che non si dimettono formalmente, ma limitano volontariamente il proprio impegno lavorativo al minimo richiesto dal contratto) abbiano spostato irreversibilmente le aspettative dei collaboratori. Chi lavora oggi vuole senso, riconoscimento, prospettiva. E un imprenditore che non ha qualcuno al suo fianco capace di costruire cultura e relazioni rischia di trovarsi solo di fronte a una complessità per cui non è stato formato.
La figura che Trentin mette al centro non è quella dell'”addetto al personale” di un tempo, ma di un Hr strategico, un People & Culture Leader capace di sedersi ai tavoli decisionali, anticipare i cambiamenti, tradurre i valori fondanti dell’impresa in comportamenti concreti e quotidiani. Una figura che nelle grandi aziende esiste da anni, ma che nelle Pmi familiari è ancora poco presente.
Una funzione su misura
Tentin entra poi nel vivo delle dinamiche proprie delle business family: la commistione tra ruoli familiari e ruoli aziendali, i silenzi tra fratelli che diventano disfunzioni organizzative, le resistenze al cambiamento mascherate da fedeltà alla tradizione, la difficoltà di dire “abbiamo bisogno di aiuto” senza sentirsi meno imprenditori. In questi contesti, scrive Trentin, l’Hr non può essere un tecnico neutro. Deve avere una sensibilità particolare, capace di muoversi tra storia e innovazione, tra legami consolidati e nuove professionalità, tra il rispetto per il fondatore e la necessità di aprire la porta al ricambio generazionale. Non si tratta di portare in azienda una funzione standardizzata: si tratta di costruire qualcosa di su misura, che sappia parlare la lingua della famiglia senza perdere il rigore del metodo.
La testimonianza di Silvia Lionello di Eurovo (inserita in prefazione) racconta di come un’impresa familiare leader del proprio settore, dopo aver compreso che i valori dei fondatori da soli non bastano più, abbia scelto di investire seriamente nelle risorse umane come leva strategica. Non un costo, ma “l’investimento più strategico che si possa fare”.
Il passaggio generazionale: la sfida che nessuno sa nominare
Uno dei capitoli più utili è quello dedicato al ruolo dell’Hr nella gestione della successione aziendale. Trentin non si ferma agli aspetti tecnici (assetto proprietario, governance, patti parasociali) ma va a fondo sulla dimensione umana del passaggio: le aspettative non dette, i confronti silenziosi tra generazioni, la fatica di chi arriva e deve conquistarsi credibilità senza cancellare il patrimonio di chi c’era prima.
L’Hr, in questa fase delicata, può fare la differenza non come arbitro neutrale, ma come facilitatore di conversazioni che altrimenti non avrebbero mai luogo. Chi ha vissuto un passaggio generazionale sa quanto valgano le parole giuste, al momento giusto, dette dalla persona giusta. Il libro offre strumenti per costruire queste condizioni, invece di affidarsi alla fortuna.
Competenze, strumenti e tecnologia: il lato concreto
Trentin dedica ampio spazio alle competenze dell’Hr moderno (relazionali, comunicative, psicologiche, gestionali) e agli strumenti pratici per chi voglia iniziare a strutturare questa funzione anche in contesti piccoli. Ogni capitolo si chiude con una sezione “Per riflettere e agire”, con domande ed esercizi che trasformano la lettura in un percorso attivo.
Il capitolo finale sull’HR digitale è equilibrato: Trentin non cede alla seduzione della tecnologia per la tecnologia, ma ricorda che ogni software è uno specchio della cultura di chi lo usa. I dati delle People Analytics, i sistemi di feedback continuo, le piattaforme di apprendimento: tutto può essere uno strumento potente, a patto che sia guidato da una visione chiara e da una cultura che mette davvero le persone al centro.
Imprenditori che sanno ascoltare cercasi
Per chi fa parte della comunità del family business questo libro è uno strumento di lavoro. Trentin ha scelto di dedicare il suo lavoro, come scrive in apertura, “agli imprenditori che sanno ascoltare, agli HR che scelgono di contare, a chi ha il coraggio di cambiare insieme.”
Le business family italiane sono al centro di una trasformazione epocale. Stanno cambiando pelle, stile di leadership, modelli di governance. La sfida non è solo sopravvivere al mercato: è costruire organizzazioni umane e sostenibili, capaci di durare nel tempo senza perdere l’identità che le ha generate.


Michela Trentin
