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IPSOS REPORT 2025

GenX: il decennio decisivo della generazione invisibile

I nati dal 1966 al 1979 nei prossimi anni prenderanno le redini politiche ed economiche delle aziende e della società: Fino al 2030, se non oltre, secondo lo studio. Che per GenZ e i "giovani anziani" prevede...
News, Analisi
Pubblicato il 29 Maggio 2025

di Riccardo Sacchi

Il futuro sarà della GenX, silente ma potente generazione che va dal 1966 al 1979: nei prossimi anni prenderà le redini politiche ed economiche delle aziende e della società fino al 2030, se non oltre, secondo le conclusioni dell’Ipsos Generations Report 2025. Uno studio approfondito che disegna una nuova mappa delle relazioni fra tre generazioni: GenX, GenZ (nati tra il 1997 e il 2012), accanto a una quota crescente di persone anziane (dai 64 ai 99 anni), il cosiddetto cluster dei “giovani anziani”.

In un modo dove i tassi positivi di fertilità stanno rapidamente invertendo rotta con un trend che appare ormai irreversibile, emergono importanti implicazioni per aziende e società. Questa nuova realtà demografica pone un quesito chiave: che cosa significa la prospettiva di un numero minore di consumatori? Per trovare una chiave di lettura bisogna capire chi questo mondo lo sta vivendo.

GenZ: tra opinioni contrastanti e informazione personalizzata

Dagli ultimi anni ’90 al primo decennio degli anni 2000, la GenZ è nel pieno del cambiamento. Nel corso degli ultimi 12 mesi, i sondaggi di opinione di Ipsos hanno rivelato un divario significativo negli atteggiamenti tra uomini e donne della GenZ sulla visione del mondo. Mentre i giovani uomini stanno diventando più conservatori e orientati verso valori più tradizionali, le giovani donne stanno spesso diventando più progressiste e liberali. Le elezioni federali in Germania di questo febbraio hanno portato un esempio lampante delle conseguenze concrete della disparità di opinione tra la GenZ: circa un quarto degli uomini tra i 18 e i 24 anni ha votato per il partito di estrema destra Afd. Un fenomeno, questo, in linea con i risultati delle elezioni generali del Regno Unito nel 2024: il 12,9% dei giovani uomini ha votato per Reform UK rispetto al 5,9% delle donne. Questo schieramento politico riflette una spaccatura che va ben oltre la sfera dell’opinione e si traduce in azioni concrete, influenzando il panorama politico ed economico.

Il crescente divario ideologico tra uomini e donne della GenZ evidenzia un più ampio cambiamento sociale negli atteggiamenti verso i ruoli e le aspettative. Da opinioni divergenti su diritti Lgbtq+, uguaglianza di genere e giustizia sociale, i giovani mostrano una critica profonda sulla società e un cambiamento delle aspettative culturali. Ad alimentare ulteriormente questa divisione c’è un panorama mediatico completamente diverso rispetto alle generazioni precedenti. Un universo digitale frammentato, popolato da feed iper-personalizzati, community online molto specifiche e bolle algoritmiche in cui la GenZ si sta educando. Ipsos evidenzia come questa realtà crea esperienze mediali radicalmente diverse tra individui con interessi simili; ancor di più se uomini e donne tendono a frequentare spazi digitali distinti e a interagire con contenuti molto diversi. Un divergenza di visione non riconducibile a cause definite ma a un evoluzione costante del mondo in cui viviamo. La GenZ, secondo il report, si sta sviluppando come gruppo che non condivide atteggiamenti e valori simili ma, anzi, con riferimenti ben distanti fra loro.

GenX: influente ed economicamente potente ma spesso invisibile

Sono coloro che nel breve domineranno sempre più ruoli di leadership in politica, nel mondo degli affari e in famiglia. Con capacità economiche ben superiori rispetto alla generazione che li precede, la “generazione di mezzo” ha vissuto la transizione tra un mondo analogico e uno digitale ma non è stata protagonista di nessuno dei due. Il perché è chiaro, “l’esperienza” di essere GenZ dipende da dove la persona è nata e cresciuta. Quindi anni 80′ negli Stati Uniti e nelle economie occidentali decisivi per le rivoluzioni conservatrici (Thatcher e Reagan), la carestia nel Corno d’Africa, la trilogia di Guerre Stellari , la pandemia di hiv e aids e il crollo del muro di Berlino. L’esperienza degli stessi anni in  America Latina, invece sono state colpi di stato militari; Gli anni spesso definiti il ​​”decennio perduto” per riferirsi al caotico scenario economico dell’epoca, caratterizzato da debiti esteri impagabili, enormi deficit fiscali e iperinflazione. Poi sono arrivati gli anni 90′, la GenX è ulteriormente maturata con la serie TV Friends , l’avvento della PlayStation, le rivolte di Rodney King a Los Angeles e i trionfi dei mondiali di calcio brasiliani e francesi, con la musica di sottofondo dei Nirvana e di Celine Dion. Un modo che si prospettava luminoso in occidente e con molte promesse, dove la “generazione di mezzo” è cresciuta innocente; ma che oggi con la globalizzazione, invece, mostra tutt’altra faccia. «L’ironia è che la generazione un tempo liquidata come fannullona è diventata la stacanovista dell’era moderna», commenta Darrell Bricker, ceo globale di Ipsos, «Non avevano scelta. Con meno vantaggi dei Baby Boomer e meno supporto collettivo dei Millennial, abbiamo imparato a fare affidamento su noi stessi». La GenX è la prima, secondo il report di Ipsos, a dover accettare l’idea che il sogno della classe media sia cambiato e che nessuno avrebbe dato loro il successo. Oggi la “generazione di mezzo” è prossima prendere in mano le redini del potere.

«Con i Baby Boomer ormai prossimi a lasciare i riflettori, sarà la Generazione X a dettare legge fino al 2030», spiega Ipsos. Con un livello di istruzione elevato (negli Usa è la prima generazione in cui oltre il 50% ha un diploma universitario) dove le donne superano gli uomini, oggi la GenX esercita un potere considerevole nei consigli di amministrazione. Se attualmente l’età media di un ceo di una società Fortune 500 è di 59 anni, con dirigenti che ormai lavorano spesso fino ai 60 e 70 anni (o più), Ipsos prevede che i leader GenX rimangano al centro della vita aziendale almeno per il prossimo decennio. Inoltre, attualmente la GenX è la generazione con i guadagni più alti negli Stati Uniti, superando sia i Baby Boomer che i Millennial. Nel 2023, il 35% degli individui della GenX negli Stati Uniti aveva un reddito familiare di 150 mila dollari o più, il che li poneva davanti alle altre generazioni. Ad aggiungersi vi sarà anche una ingente eredità nei prossimi decenni proveniente da Silent e Boomer. Questo quadro socioeconomico è a cornice di un popolazione GenX di 88 milioni (secondo i numeri forniti dal World Population Prospects 2024): pari al 20% della popolazione adulta mondiale. Ma, anche se in un posizione tanto privilegiata, la “generazione di mezzo” è spesso dimenticata. Ipsos, infatti, evidenzia come vi sia una disattenzione da parte del mercato in tutti i settori verso una GenX piena di potenziale economico. Bisogna ricordarsi che mentre i Baby Boomer cedono progressivamente spazio e la GenZ fa rumore, è la “generazione di mezzo” a costruire le fondamenta del presente e del futuro prossimo.

Anziani: più tecnologici, aperti e autonomi

L’immagine tradizionale degli anziani come persone restie al cambiamento è ormai superata. Oggi esiste una nuova generazione di “giovani anziani”  (spesso chiamati “yold”) che desiderano vivere in modo indipendente, attivo e con uno scopo anche in età avanzata. Secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 oltre 2 miliardi di persone avranno più di 60 anni, ossia più di un quarto della popolazione mondiale: un fenomeno che non può più essere ignorato. Questi anziani di oggi hanno interessi e abitudini molto diversi rispetto al passato. Per esempio, mentre mediamente si considera “vecchio” chi ha circa 66 anni, i Baby Boomer spostano questa soglia fino ai 72 anni, mentre la GenZ la vede più vicina ai 61. Inoltre, la maggioranza pensa che non esista un’età “troppo vecchia” per sposarsi o intraprendere nuove esperienze di studio, sottolineando come la vecchiaia sia vista sempre più come una fase di vita ricca di possibilità. Una caratteristica emergente è quella della “mentalità perenne”: gli anziani di oggi vogliono continuare a imparare, crescere e partecipare attivamente alla società. Secondo il rapporto Ipsos, oltre la metà ha una buona conoscenza dell’intelligenza artificiale e molti usano smartphone, assistenti vocali e altri dispositivi tecnologici per migliorare la propria autonomia quotidiana. Curiosamente, sono anche meno spaventati delle nuove tecnologie rispetto ai più giovani. Non si tratta solo di tecnologia: in ambito sociale, molti anziani mostrano posizioni più progressiste rispetto a generazioni più giovani, per esempio su temi come l’uguaglianza di genere e i diritti Lgbtq+. Questo sfata diversi stereotipi costrutti sul “non voler cambiare” e atteggiamenti conservatori, Ipsos riporta, inoltre, una tendenza  dei “giovani anziani” di non volere solo “passare il tempo”, ma cercare nuove esperienze, hobby e occasioni di crescita personale. Alcune aziende hanno iniziato a rispondere a queste esigenze, come Starbucks in Corea, che offre corsi di formazione per baristi senior.

Aspettando il proprio momento

Nei prossimo anni a guidare il cambiamento saranno coloro che, finora, sono rimasti ai margini del racconto generazionale. Per Ipsos, la GenX entra nel decennio decisivo con competenze, potere economico e leadership, mentre la società fatica ancora a riconoscerne il peso. Allo stesso tempo, gli anziani ridefiniscono il concetto di invecchiamento, e la GenZ impone nuove regole culturali. Volgendo lo sguardo al futuro, tra contraddizioni e punti di forza, Ipsos prevede cambiamenti profondi; a definirli sarà la necessità (o il desiderio) che spinge ogni generazione alla ricerca di un proprio ruolo nel tessuto sociale.

(foto di Devin Avery da Unsplash)

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