Almo Nature ha scelto un modello unico in Italia: trasferire il 100% dell’azienda alla Fondazione Capellino, trasformando l’impresa in uno strumento senza scopo di lucro dedicato alla salvaguardia della biodiversità. Nel suo intervento, Giorgio Raffetto, segretario generale della Fondazione Capellino e cfo di Almo Nature, ha spiegato come la “Reintegration Economy” nasca dalla visione di Pier Giovanni Capellino, definito «un imprenditore vulcanico», convinto che il valore prodotto dall’impresa debba essere restituito al bene comune. Non una fondazione d’impresa tradizionale, né un ente del terzo settore, ma una fondazione-holding che utilizza i profitti generati dal mercato per finanziare progetti ambientali, dall’agricoltura rigenerativa alla creazione di corridoi ecologici per riconnettere gli habitat naturali. Raffetto ha sottolineato la complessità di tenere insieme cultura imprenditoriale e finalità non profit, evidenziando come il modello punti a superare la logica dell’accumulazione privata e persino quella ereditaria: «i legami utili per guidare l’impresa non sono necessariamente quelli di sangue». Una visione di lungo periodo che mette governance, competenze e sostenibilità al centro del futuro dell’impresa.
Giorgio Raffetto (Almo Nature): La Reintegration Economy trasforma l’impresa in una proprietà condivisa al servizio della biodiversità

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