L’ultimo sondaggio tra 500 ceo a livello globale segnala un dato allarmante: oltre il 70% riporta livelli di stress clinicamente elevati e il 60% prevede condizioni operative difficili nei prossimi mesi. La colpa? La pressione delle urgenze che prevalgono sempre più sul tempo dedicato alle scelte strategiche. Più pressione significa meno spazio per decidere dove andare. «Il 57% dichiara di dedicare una quota sproporzionata del tempo a questioni di breve termine. Quando il lavoro si concentra sulle urgenze, il rischio non è solo il sovraccarico, ma uno spostamento del ruolo», commentano gli specialisti di Bcg, Boston consulting group, che hanno realizzato la ricerca, CEO Insomnia Index . «Bilanciare la performance di breve termine con la crescita di lungo periodo è sempre stato un punto di tensione per i Ceo», dice Judith Wallenstein, managing director e senior partner di Bcg e global head della practice Ceo Advisory. «Ma oggi devono farlo con meno tempo e sotto lo sguardo sempre più attento di board più preparati e coinvolti».
In un contesto segnato da shock continui, non è importante solo cosa tiene svegli i Ceo la notte, ma anche chi. Il board è lo stakeholder più stressante e un Ceo su tre sente di dover dimostrare di più rispetto ai sei mesi precedenti. Anche la prima linea si muove: più di un Ceo su quattro a livello globale individua nel Chief financial officer (Cfo) la principale minaccia alla propria sicurezza nel ruolo, seguita dal Coo (24%), mentre il 57% degli amministratori delegati europei prevede cambiamenti nel proprio leadership team nei prossimi sei mesi (54% negli Stati Uniti).
Accanto alle pressioni operative, emerge anche la dimensione personale del ruolo. La crescente complessità del contesto e la moltiplicazione delle aspettative rendono il lavoro dell’ad meno sostenibile nel tempo, con impatti diretti sulla capacità di recupero e sulla qualità delle decisioni.
Quando l’agenda si concentra sull’immediato, alcuni rischi restano fuori fuoco e la visione si accorcia, spiegano gli autori dello studio. Una riduzione del 10% nella crescita netta della forza lavoro aumenta del 12% la probabilità di sostituzione del Ceo, ma meno della metà lo considera un tema prioritario. L’AI segue la stessa dinamica: è solo al nono posto tra le fonti di stress, per esempio in Europa l’86% dei capi azienda dichiara di sentirsi più ottimista che sotto pressione, ma il 75% ne è direttamente responsabile e, nelle aziende più grandi, oltre il 40% subisce pressione per generare valore nel breve. Non solo. «L’AI offre ai Ceo l’opportunità di uscire dalla pressione della performance quotidiana e di assumere un ruolo più visionario, capace di incidere profondamente sulla traiettoria dell’azienda», dichiara Jessica Apotheker, Global chief marketing officer di Bcg.
