di Ettore Tamos
Una imposta sulla ricchezza? La tanto discussa patrimoniale? «Sì, la proponiamo e siamo i primi a contribuire perché siamo convinti che i super-ricchi devono partecipare a una migliore giustizia fiscale», dice da Londra. Phil White, membro fondatore di Patriotic Millionaires UK rispondendo alle domande di Family Business Forum. Un movimento che dagli Stati Uniti all’Europa e ora anche in Italia sta facendo rumore (vedere articolo di Fbf “Lettera dei milionari inglesi al governo: tassateci di più”).
Quando è nata per la prima volta l’idea alla base di questa iniziativa e come si è sviluppata nelle sue fasi iniziali?
L’idea è nata negli Stati Uniti nel 2010, quando il presidente Barack Obama proponeva di prorogare un taglio fiscale per i milionari. Erica Payne, fondatrice di Patriotic Millionaires, fu talmente indignata da questa proposta da convincere alcuni suoi amici facoltosi a firmare una lettera in cui chiedevano: «Per favore, aumentate le nostre tasse. Possiamo permettercelo, ed è la cosa patriottica da fare».
Nel 2021 Rebecca Gowland decise di verificare se questo modello potesse funzionare anche nel Regno Unito. Partendo da sei milionari, l’organizzazione è cresciuta fino a raggiungere quasi 100 membri e oggi lavora instancabilmente attraverso i media e l’attività di advocacy per contrastare le disuguaglianze economiche.
Come descriverebbe oggi il movimento in termini di adesioni, a livello globale e in Europa?
Sia Patriotic Millionaires sia la più ampia campagna per una tassa sulla ricchezza stanno guadagnando terreno in tutta Europa. Abbiamo assistito a una serie di crisi successive che hanno aumentato la pressione e i costi sulle persone che lavorano, mentre parallelamente il valore dei patrimoni dei super-ricchi è continuato a crescere. Questo ha fatto sì che la disuguaglianza venga percepita come sempre più ampia.
Ciò significa anche che i lavoratori non dispongono di risorse sufficienti da cui attingere in caso di difficoltà economiche. Sempre più persone riconoscono la necessità di aumentare le tasse per coloro che possono permettersi di pagarle, così da preservare i servizi pubblici che costituiscono il contesto indispensabile per la crescita economica e il benessere.
Che cosa l’ha motivata personalmente a partecipare?
Durante il Covid è diventato sempre più evidente per me che ampie fasce della popolazione stavano affrontando l’isolamento e altri effetti collaterali della pandemia. Le persone che vivevano nei centri delle città non avevano la libertà di camminare e godere di un ambiente tranquillo come potevo fare io. E mentre io ho potuto vivere in campagna durante il lockdown, per altri, in particolare per chi aveva redditi bassi, la situazione era molto più difficile.
Abbiamo inoltre assistito agli enormi sforzi compiuti dai lavoratori essenziali, in particolare nel settore sanitario e dell’assistenza, che non appartengono alle categorie meglio pagate della società e che non sono stati ricompensati adeguatamente per i loro sacrifici.
Ho capito che la mia posizione privilegiata poteva essere utilizzata per lottare a favore di una maggiore uguaglianza e di una maggiore equità nella società.
Ci sono altri imprenditori italiani oltre a Giorgiana Notarbartolo (della grande famiglia Marzotto) che fanno parte dell’organizzazione?
Paolo Fresia, originario dell’Italia ma oggi residente nel Regno Unito, è membro di Patriotic Millionaires UK.
Si dice spesso che esista una differenza significativa tra la tassazione delle grandi ricchezze negli Stati Uniti e in Europa. La famosa frase secondo cui «la segretaria paga più tasse del milionario» non riflette realmente la situazione europea. Qual è la sua opinione al riguardo?
È ancora vero che in Europa l’aliquota fiscale marginale applicata ai super-ricchi è più elevata di quella applicata a chi percepisce un reddito medio. Questo accade perché i più ricchi traggono reddito dalla crescita del capitale, che viene tassata a un’aliquota inferiore rispetto al reddito da lavoro.
Inoltre, i super-ricchi hanno spesso la possibilità di ridurre il proprio livello di tassazione attraverso forme di ingegneria finanziaria, come la collocazione di patrimoni offshore.
A mio avviso, la tassazione dovrebbe essere progressiva: più si guadagna, maggiore dovrebbe essere l’aliquota fiscale, indipendentemente dalla provenienza di quel reddito.
In Italia, il rapporto tra i contribuenti più facoltosi e il sistema fiscale è storicamente complesso, e l’ottimizzazione fiscale ha assunto un ruolo particolarmente rilevante. Quali sono le sue riflessioni al riguardo?
«Ottimizzazione fiscale» è un interessante eufemismo per indicare il mancato pagamento del livello di tasse che la nostra democrazia ha stabilito.
Non possiamo permetterci che i lavoratori a basso e medio reddito debbano pagare quanto è necessario, mentre i super-ricchi sono in grado di ridurre al minimo il proprio contributo.
L’obiettivo di Patriotic Millionaires è dimostrare che la maggior parte dei super-ricchi sarebbe disposta a contribuire maggiormente attraverso livelli di tassazione più elevati, e spiegare perché è importante che tutti i super-ricchi si comportino responsabilmente nel contribuire alla società che condividiamo.
La tassazione della ricchezza rimane una sorta di tabù in Italia. Qual è la sua posizione in merito a una tassa patrimoniale?
I super-ricchi hanno contribuito a trasformare questo tema in una sorta di tabù in molti Paesi, ma i sondaggi ci mostrano che la stragrande maggioranza delle persone accoglierebbe favorevolmente una tassa sulla ricchezza e la considera equa.
I governi devono dimostrare di seguire la volontà della maggioranza, e non soltanto quella di chi possiede organi di informazione e può permettersi di spendere ingenti somme per fare attività di lobbying nei confronti dello Stato.
Come risponderebbe all’argomento, piuttosto comune, secondo cui i privati utilizzano le risorse in modo più efficace dello Stato, che viene spesso percepito come inefficiente nella loro redistribuzione?
È soprattutto una questione di scala, non di efficienza.
L’argomentazione nasce generalmente dal fatto che i governi fanno cose diverse rispetto ai singoli individui. Dobbiamo inoltre ricordare che molte delle innovazioni oggi sfruttate dal settore privato sono state rese possibili dalla spesa pubblica come, per esempio, la tecnologia satellitare, gli smartphone e l’assistenza sanitaria.
Sembra inoltre esserci un interesse crescente verso la filantropia e le donazioni a favore di organizzazioni benefiche. Come vede il rapporto tra filantropia e una tassazione equa?
Sebbene la filantropia privata abbia un suo ruolo, non potrà mai produrre il livello di cambiamento che i governi possono ottenere attraverso la tassazione e la spesa pubblica.
La filantropia può intervenire sui sintomi; i governi possono intervenire sulle cause.

Phil White, membro di Patriotic Millionaires UK.
Nella foto in alto, la fondatrice Erica Payne
