di Giulia Cimpanelli
C’è qualcosa di simbolico nel fatto che, mentre i missili iraniani sorvolano il Golfo, a Milano si stia costruendo una nuova narrativa da città-rifugio per i grandi patrimoni mondiali. La guerra che destabilizza gli Emirati Arabi non è solo una crisi geopolitica: è, paradossalmente, un’opportunità per il capoluogo lombardo, che negli ultimi anni ha lavorato in silenzio (ma con grande determinazione) per diventare un nuovo baricentro europeo dei super-ricchi.
Secondo The Guardian, la reputazione di Dubai come porto sicuro per l’élite globale si sta sgretolando proprio nel momento in cui l’Italia (e Milano in particolare) ha affinato gli strumenti per accogliere capitali e famiglie facoltose. «L’Italia ha i migliori vantaggi: una flat tax e una qualità della vita eccellente», spiega al quotidiano britannico Armand Arton, consulente che assiste famiglie multimilionarie e miliardarie nel processo di ricollocazione attraverso schemi di cittadinanza per investimento.
Benvenuti neo-residenti
Al centro del meccanismo di attrazione c’è il regime fiscale per i neo-residenti, introdotto in Italia nel 2017 con la Legge di Bilancio del governo di Matteo Renzi e reso celebre, tra le altre cose, dal trasferimento di Cristiano Ronaldo nel 2018. La logica è semplice quanto efficace: chi trasferisce la residenza fiscale in Italia, a condizione di non esservi stato residente per almeno nove dei dieci anni precedenti, può assolvere tutti gli obblighi fiscali sui redditi prodotti all’estero versando un’imposta sostitutiva annuale forfettaria. Un importo fisso, indipendentemente dall’entità dei redditi all’estero.
Dal 2026, la soglia è salita a 300 mila euro l’anno (50.000 per ogni familiare incluso nel regime), dopo essere passata dai 100 mila euro dell’originaria introduzione, a 200 mila euro nel 2024. Nonostante gli aumenti progressivi, il regime resta convenientissimo per chi percepisce redditi esteri molto elevati, poiché l’Irpef ordinaria in Italia può arrivare al 43% con addizionali. Il regime favorevole può durare fino a 15 anni.
The Guardian parla di un effetto «evacuate London», in riferimento all’accelerazione impressa dall’abolizione del regime dei non-domiciled residents britannici, avvenuta nell’ultima fase del governo conservatore. Un cambio normativo che ha spinto migliaia di ricchi residenti a cercare alternative europee. Secondo analisi citate da Assonime, nel 2025 i beneficiari del regime fiscale per i neo-residenti in Italia sono stimati in circa 3.730 complessivi; oltre la metà si è stabilita a Milano e circa il 40% proviene dal Regno Unito.
Ora sono più di 5 mila
I numeri raccontano un fenomeno in rapida evoluzione. Secondo le stime dello studio legale Dla Piper riportate da Milano Finanza, a fine 2025 i super-ricchi esteri con residenza fiscale in Italia dovrebbero aver superato quota 5 mila unità, rispetto ai circa 4 mila censiti a fine 2024 e ai 1.495 del 2021. Marco Cerrato, partner dello studio Maisto e Associati, specializzato in fiscalità, conferma che la platea si è allargata negli anni: «All’inizio erano soprattutto italiani rientrati da Londra, banker, professionisti dell’asset management e dei fondi hedge. Poi, dopo la pandemia, è arrivata un’accelerazione esponenziale, culminata con l’annuncio dell’abolizione del regime non-dom britannico».
I beneficiari del regime sono cresciuti dell’83% dal 2017 al 2025, secondo i dati del direttore generale di Assonime Stefano Firpo. Le città preferite? Milano prima fra tutte, seguita da Roma, Firenze e il Lago di Como. E ora, con la crisi del Golfo, una nuova ondata di interesse arriva dagli Emirati Arabi. «L’Italia è rapida nell’elaborare le domande», dice Arton al Guardian. «E chi lascia la regione vuole i vantaggi della flat tax e la qualità della vita».
Il mattone di lusso: prezzi in continua salita
L’arrivo di questa nuova comunità facoltosa ha avuto effetti diretti e misurabili sul mercato immobiliare di pregio. Milano ha recentemente superato Venezia come città più cara d’Italia: secondo il portale Idealista, il prezzo medio a novembre 2025 si attestava intorno a 5.171 euro al metro quadrato su base generale. Ma nei quartieri più ambiti (Brera, Quadrilatero della Moda, Sant’Ambrogio, Cinque Vie) le quotazioni per il segmento luxury toccano picchi di 27.000 euro al metro quadro, come emerge dal Market report Italia 2026 di Engel & Völkers realizzato con Nomisma. Una crescita del 38% negli ultimi cinque anni, secondo i dati di Knight Frank citati dal Guardian. Il fenomeno è confermato dai dati più recenti: secondo il report Vincenzo Monti Prestige prime residential, il prezzo medio richiesto per immobili di pregio nel primo semestre 2025 si attestava a 14.650 euro al metro quadro, con un aumento dell’8,5% su base annuale. Nel 2025 la componente estera degli acquirenti ha raggiunto il 50% del totale nel segmento prime, trainata proprio dagli effetti della flat tax. E se in passato gli acquirenti internazionali cercavano una seconda casa a Milano o sul Lago di Como ora voglio spostare qui la residenza, grazie a diversi vantaggi: oltre alla “dolce vita”, la vicinanza a buone scuole internazionali e quella ad aeroporti internazionali. Una trasformazione profonda, che ridisegna la domanda e comprime ulteriormente un’offerta già scarsa.
Una città che cambia volto
Milano si sta trasformando anche dal punto di vista dell’ecosistema lifestyle. Come Dubai (e come Londra in un’altra epoca) gallerie d’arte, club privati e hotel di lusso proliferano a ritmo sostenuto. Il governo italiano ha introdotto nel 2025, con il Decreto-Legge n. 95 (in vigore dal 1° luglio), un’aliquota Iva ridotta al 5% per le vendite e le importazioni di opere d’arte, in sostituzione di aliquote precedenti fino al 22%, portandola al livello più basso tra i principali Paesi europei. I club esclusivi Casa Cipriani e Soho House hanno aperto nuovi avamposti in città. Via Monte Napoleone, nel cuore del Quadrilatero della moda, ha scalzato l’Upper Fifth Avenue di New York nel 2024 come via dello shopping più cara al mondo (posizione ora contesa con la londinese Bond Street, ma che con la prossima pedonalizzazione potrebbe riconquistare). Secondo il Guardian, anche Roma sta vivendo un percorso simile: un Rosewood e un Four Seasons sono attesi rispettivamente nel 2026 e 2027. A quanto pare la comunità degli expat ha portato molti cambiamenti a Milano e Roma: non è più solo durante la Fashion Week che la città è internazionale, ora gli expat vivono qui e ridisegnano la città tutto l’anno.
L’ombra sociale e le incognite normative
Non mancano, tuttavia, le ombre. L’afflusso di capitali stranieri ha avuto effetti a cascata anche sui segmenti meno elitari del mercato immobiliare: i canoni degli affitti prime sono cresciuti del 14% in cinque anni a Milano, secondo i dati di Idealista. Alcune analisi sottolineano che il fenomeno ha contribuito a innalzare i costi abitativi e a spingere fuori dalla città anche le classi medie. La Corte dei Conti ha espresso preoccupazioni sulla trasparenza e il controllo del regime.
Sul piano normativo, le norme della flat tax per i neo-residenti è stato oggetto di recenti modifiche. Secondo la relazione tecnica alla legge di bilancio 2026, a seguito delle nuove restrizioni il numero di nuovi aderenti è stimato, a partire dal 2027, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Sul fronte europeo, la tensione diplomatica non si è placata: il Guardian ricorda che il premier francese François Bayrou ha accusato l’Italia di «dumping fiscale», accuse respinte dalla premier Giorgia Meloni come «assolutamente infondate». Il dibattito sull’equità fiscale tra Paesi europei è destinato a restare aperto.
La domanda che circola negli studi legali e nelle banche private di tutta Europa è se Milano possa davvero scalzare Dubai come fulcro dell’élite globale. La risposta più onesta è: non ancora, e forse mai completamente. «Credo che Dubai si riprenderà dall’attuale clima di incertezza», dice Arton. «Ci saranno sempre gruppi che troveranno Dubai molto attraente, perché non esistono molti altri posti al mondo con lo stesso mix di opportunità e qualità della vita». Eppure Milano ha qualcosa che Dubai non potrà mai avere: secoli di cultura, arte, cucina, paesaggio. Per certe famiglie – quelle che vogliono radicarsi, costruire, trasmettere qualcosa alle generazioni successive- oltre il risparmio fiscale. Non è solo una questione di numeri. È il bel vivere. A un costo, però, sempre più alto.
