Un imprenditore (Alberto Bombassei), una scrittrice (Federica Manzon) e un artista (Fabrizio Plessi). Poi un genetista svizzero (José Vouillamoz) e un politologo francese (Gilles Kepel). Si ritroveranno tutti a fine ottobre in Valpolicella per ricevere i riconoscimenti del Premio Masi, che dal 1981 celebra personalità nazionali e internazionali altamente rappresentative di civiltà e cultura.
“Progresso e conflitti: paradossi del presente” è il fil rouge dell’edizione 2025 «scelto in considerazione delle straordinarie accelerazioni tecnologiche riscontrabili oggi in contrappunto con crisi globali, disuguaglianze, guerre e lacerazioni culturali», ricordano gli organizzatori: il Premio Masi riflette su questi paradossi, selezionando figure che da diversi ambiti – industriale, artistico, letterario, scientifico e sociopolitico – sono in grado di offrire chiavi di lettura critiche del nostro presente».
Le motivazioni
Bombassei: visionario imprenditore vicentino, per il contributo all’eccellenza industriale e all’innovazione tecnica con enfasi alla ricerca e alla formazione. Manzon, scrittrice triestina, che nelle sue opere esplora le complesse tensioni tra identità, appartenenza e memoria.
Plessi, artista internazionale, veneziano d’adozione, pioniere nel far convivere la tradizione dell’arte con il linguaggio tecnologico della contemporaneità. Vouillamoz per il suo fondamentale lavoro ampelografico sull’autoctonia e per la divulgazione scientifica. Kepel per l’instancabile impegno a favore del dialogo interculturale e per l’analisi delle minacce alla coesione sociale, nonché per aver posto la conoscenza a servizio del dialogo e della solidarietà.
«Viviamo un’epoca di straordinario potenziale ma anche di grandi contraddizioni», afferma Isabella Bossi Fedrigotti, presidente della Fondazione Masi. «Tecnologia, intelligenza artificiale, conoscenze scientifiche avanzate ci offrono possibilità senza precedenti per migliorare la condizione umana. Eppure, a fronte di questo progresso, assistiamo a un aumento dei conflitti, alla crisi dei valori, al ritorno di disuguaglianze che pensavamo superate. Con il Premio Masi quest’anno vogliamo dare spazio a figure che, con la loro visione e la loro opera, ci aiutino a leggere questa complessità. Personalità capaci di trasformare il sapere in responsabilità, e la conoscenza in strumento di dialogo, civiltà e coesione».
«Nel contrasto tra innovazione e conflitto, la cultura ci è di orientamento», dichiara Sandro Boscaini, vicepresidente della Fondazione Masi e presidente di Masi Agricola. «Non possiamo considerare il progresso solo in termini di innovazione tecnica. Il vero progresso è quello che si mette al servizio dell’uomo e della sua dignità. Anche il vino, in questa visione, assume un valore simbolico: frutto di una cultura millenaria, del rispetto per la terra e dell’armonia con il paesaggio, ci parla di relazioni, di identità e di tempo. In questo senso, la vitivinicoltura continua a rappresentare in concreto, anche in questo momento di difficoltà e profonda incertezza, una civiltà che concilia sviluppo, rapporti umani e senso estetico».

Sandro Boscaini, vicepresidente della Fondazione Masi e presidente di Masi Agricola.
Nella foto in alto, Alberto Bombassei, fondatore e presidente emerito di Brembo.
