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Aumentano i neo-miliardari che ereditano il patrimonio di famiglia, ma uno su due non vuole subentrare nella gestione

Secondo il Billionaire Ambitions Report, 53 eredi in tutto il mondo hanno ricevuto 150,8 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi. E sette nuovi self-made man hanno raggiunto 84 miliardi di ricchezza
News, Analisi
Pubblicato il 13 Dicembre 2023

di Elena Fausta Gadeschi

 

Non imprenditori, ma eredi. È la nuova generazione di paperoni, fatta più da miliardari che hanno ereditato la fortuna di famiglia che da imprenditori che l’hanno creata ex novo. Secondo il Billionaire Ambitions Report 2023, uno studio del gruppo bancario svizzero Ubs, che da giugno a settembre ha intervistato 79 miliardari provenienti da Europa, Medio Oriente, Singapore, Hong Kong e Stati Uniti, negli ultimi dodici mesi il passaggio generazionale ha portato alla nascita di 53 neo-miliardari, destinatari di un patrimonio familiare di 150,8 miliardi di dollari contro gli 84,14 miliardi di dollari detenuti da sette nuovi (e ricchissimi) self-made men. Una tendenza destinata ad aumentare dal momento che nei prossimi 20-30 anni, con il passare dell’età, si stima che assisteremo ad un’ulteriore successione patrimoniale da parte di un migliaio di miliardari per un valore totale di 5,2 trilioni.

La ricchezza mondiale è tornata a crescere 

A livello globale, la ricchezza dei miliardari si è parzialmente ripresa nel periodo 2022-2023, trainata dalle attività di consumo e vendita al dettaglio in Europa, dopo essere diminuita di quasi un quinto nei 12 mesi precedenti, spiega il rapporto. Il numero di miliardari è aumentato del 7% a livello globale lo scorso anno, salendo da 2.376 a 2.544, con una crescita della ricchezza del 9%,  da 11 a 12 trilioni di dollari. La regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) ha registrato la performance migliore. Qui la ricchezza totale è salita a 2,6 trilioni di dollari e il numero di miliardari è cresciuto di oltre il 10% da 459 a 519, sulla spinta dello shopping post-pandemia del 2022, che ha incrementato i profitti e i prezzi delle azioni delle principali società francesi di beni di lusso e cosmetici, a beneficio delle famiglie miliardarie che le rappresentano.

In Medio Oriente, gli Emirati Arabi Uniti, dove insieme all’Arabia Saudita le imprese familiari rappresentano circa il 90% delle aziende private, hanno registrato un notevole aumento della ricchezza, conquistando il primato sugli altri Paesi della regione. La ricchezza dei miliardari è diminuita in India e si è espansa a un ritmo molto più lento in Cina. Mentre le Americhe continuano ad avere la più grande concentrazione di ricchezza miliardaria per un totale di 5 trilioni detenuti da 867 miliardari.

Per molti degli attuali magnati nei prossimi anni si porrà il problema del passaggio generazionale. Per inquadrarlo, occorre fornire un profilo di quelli che sono i 53 neo-miliardari che negli ultimi dodici mesi hanno ereditato una fortuna.

Quali sono le ambizioni degli eredi miliardari? Qual è la loro propensione al rischio e in cosa differiscono dalla generazione precedente? 

Lo studio evidenzia che oltre due terzi (68%) dei neo-miliardari intervistati desidera continuare nel solco della tradizione, perseguendo gli obiettivi di famiglia in termini di business, brand o asset. In generale credono nella continuità. Eppure le nuove generazioni hanno anche idee e aspettative diverse, consce che sia necessario riposizionarsi, anche rispetto a sfide contemporanee come la transizione energetica e la digitalizzazione, per raccogliere l’eredità di famiglia. Talvolta la differenza di vedute tra padri e figli può essere più profonda di un tempo perché i ragazzi oggi hanno più possibilità di vivere, studiare e viaggiare molto all’estero. E questo vale soprattutto per chi proviene da Europa e Asia, meno dagli Stati Uniti. A ciò si aggiungono le difficoltà di una pandemia, la preoccupazione per il cambiamento climatico, i conflitti in Ucraina e Palestina, e la consapevolezza di vivere in un mondo sempre più instabile.

Le differenze di vedute riguardano sia una diversa percezione dei rischi che delle opportunità. Se il 66% dei rappresentanti della prima generazione era più preoccupata di una possibile recessione dell’economia Usa e il 62% temeva tensioni geopolitiche, ora il 57% dei successori teme l’inflazione, mentre il 52% la penuria e il prezzo delle materie prime. L’intelligenza artificiale, invece, rappresenta per entrambi i gruppi un’opportunità di business, perché consente di aumentare la produttività, tagliare i costi e aumentare le vendite. Anche se per il 58% degli intervistati gli attacchi hacker costituiscono un rischio concreto.

Differenze di vedute tra generazioni si esprimono anche in una diversa propensione al rischio. Mentre le generazioni di fondatori, più conservative, sono attratte dal debito e dagli investimenti a reddito fisso, come le partecipazioni obbligazionarie dei mercati sviluppati, al contrario, le nuove generazioni desiderano investire di più e guardano con favore ai fondi di private equity.

Cambia anche l’approccio al mondo della filantropia. Se per il 68% dei miliardari di prima generazione imprimere un cambiamento positivo nella società attraverso azioni benefiche era una priorità, per meno di un terzo (32%) dei giovani non lo è. L’esperienza di Ubs insegna, anzi, che le nuove generazioni sono più riluttanti a donare denaro che non hanno guadagnato e, in alcuni casi, si limitano a portare avanti le fondazioni di famiglia. Tuttavia, i più giovani paiono interessati a sostenere cause ambientaliste sia per ragioni commerciali che benefiche, a riprova di un’ulteriore cambiamento di priorità rispetto a chi li ha preceduti.

Non per tutti il futuro si inscrive entro i confini dell’azienda di famiglia. L’analisi mostra come più della metà dei 53 eredi scelga di fare un passo indietro e optare per carriere più confacenti alle proprie ambizioni al di fuori dell’azienda di famiglia. Il 57% delle nuove generazioni di miliardari preferisce lasciare, anche se il 43% di loro ha un posto nel board. Questo spiega, forse, perché il 58% dei miliardari sia preoccupato di instillare negli eredi i valori, l’educazione e l’esperienza necessari per rilevare il business di famiglia. Secondo uno degli intervistati, il vero problema dei giovani sta nella mancanza di ambizione. «Danno per scontata l’ambizione, danno per scontate nozioni imprenditoriali, mentre la generazione fondatrice ha dovuto procurarsele da sé e trarne il meglio». Gestire dinamiche padri-figli e denaro può diventare molto complesso. Per questo la scelta di una governance esterna può aiutare a evitare conflitti nella fase decisionale.

Nonostante le differenze generazionali, il report rileva che il 42% delle imprese familiari ha condotto con successo il passaggio generazionale. «Le generazioni più giovani devono essere coinvolte nello sviluppo dei piani di successione», si legge nel report. «C’è un maggiore bisogno di consenso. Più che mai, le famiglie hanno bisogno di scoprire valori e scopi comuni per percorrere una strada che soddisfi tutte le generazioni». E ancora: «Spesso quello che le famiglie fanno meno è comunicare e collaborare, non capendo l’importanza di trovare uno scopo comune». Come ha scritto in Wealth in Families Charles W. Collier, ex consulente filantropico ad Harvard, «le sfide più ardue che le famiglie devono affrontare raramente sono finanziarie».

 

 

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