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CLIMATE ACTION GAP

La lezione di Davos alla prova degli Stati e delle imprese responsabili

Le valutazioni di Boston consulting group sulle prospettive concrete per il cambiamento. Le prime mille aziende globali possono avere un impatto decisivo
News, Analisi
Pubblicato il 23 Gennaio 2024

di Redazione

Le prime mille aziende mondiali possono avere un impatto su più di un quarto di tutte le emissioni globali de-carbonizzando le proprie catene di fornitura: è la valutazione che Boston consulting group (Bcg) e World Economic Forum (Wef) hanno elaborato in occasione dell’appuntamento di Davos, ripresa nel report Bold Measures to Close the Climate Action Gap. Non solo: lo stesso team ha calcolato che mobilitando meno del 10% del proprio capex per la conversione ad alternative verdi, le stesse mille aziende globali potrebbero colmare l’intero gap di finanziamenti per il clima.

L’analisi, dicono a Bcg, «pone in evidenzia un allarmante divario tra le politiche attuali e le azioni necessarie per evitare effetti catastrofici sul pianeta, ma soprattutto richiama governi e aziende ad agire per promuovere un cambiamento sistemico, capace di generare un impatto benefico non solo per sé, ma per il pianeta intero».

Marco Tonegutti, managing director e senior partner di Bcg ha fatto un calcolo: «Per colmare il divario con gli attuali obiettivi di contenimento delle emissioni, dovremmo arrivare a una riduzione del 7% ogni anno a livello globale fino al 2030, un cambio netto dall’attuale tendenza che vede le emissioni in aumento dell’1,5% annuo. In questo contesto l’Italia è tra i 22 Paesi più virtuosi, che rappresentano il 7% delle emissioni globali e che hanno impostato un obiettivo Net-Zero e definito delle policy di intervento».

Che cosa possono fare, quindi, le istituzioni pubbliche secondo il report della società di consulenza? «Intanto», rispondono gli analisti, «fissare più obiettivi a breve termine e aumentare il sostegno finanziario e tecnico alle nazioni a basso reddito, per contenere le oltre 600 giga tonnellate di emissioni che eccederanno gli obiettivi climatici al 2030». E poi, «promuovere politiche di Green public procurement più rigide: ogni anno circa 11 mila miliardi di dollari di spese pubbliche sono controllate dai governi di tutto il mondo, contribuendo a circa il 15% delle emissioni globali totali. Nonostante le politiche di acquisti pubblici verdi siano presenti in quasi il 90% dei Paesi Ocse, molti di questi mancano di rigore».

E che cosa possono fare, a loro volta, le aziende? Solo prendendo in considerazione le prime mille aziende mondiali «si potrebbe avere un impatto su più di un quarto di tutte le emissioni globali de-carbonizzando le loro catene di fornitura, mentre mobilitando meno del 10% del proprio capex per la conversione ad alternative verdi, potrebbero colmare l’intero gap di finanziamenti per il clima». Ci sono da considerare gli effetti a catena su tutta la linea di fornitura in termini di de-carbonizzazione. Bcg suggerisce di «chiedere ai fornitori di fissare degli obiettivi di sostenibilità, impegnarsi in acquisti sostenibili e introdurre sul mercato più prodotti green per realizzare un impatto importante anche verso l’esterno». Risultato? «Per esempio, si potrebbe ottenere la riduzione del 50% delle emissioni di molti prodotti con un aumento del prezzo finale inferiore all’1%».

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