di Redazione
Abdulla Alsubousi, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, non ha dubbi: i prossimi saranno anni di crescita accelerata nelle relazioni economiche e nelle partnership tra aziende italiane ed emiratine. I recenti viaggi di delegazioni imprenditoriali e del governo italiano ad Abu Dhabi hanno sancito il sostegno delle istituzioni a questo processo. «I nostri sforzi per la diversificazione dall’oil business stanno portando a grandi risultati e riservano ampi spazi per le collaborazioni transnazionali in molti settori», ha detto l’ambasciatore rispondendo alle domande del giornalista Danilo Taino al Family Business Forum di Arezzo. Sono già 600 le aziende italiane che operano nel Paese. «Gli Emirati sono molto business friendly: siamo tra i 20 Paesi dove è più facile operare, cominciare una attività», ha risposto il diplomatico. «La nostra posizione strategica, le nostre infrastrutture, le oltre 40 zone di libero commercio, le esenzioni dalle imposte sui redditi, una imposta sulle aziende del 9% e altro ancora sono tutti elementi che incoraggiano questi sviluppi».
Un aspetto rilevante riguarda un programma dedicato alle aziende familiari. «È un programma molto importante per gli Emirati», ha spiegato l’ambasciatore. «Vuole assicurare la continuità e la crescita delle aziende familiari, che contribuiscono fortemente alla nostra crescita economica. È un aiuto alle imprese che vogliono diversificarsi in diversi settori economici, che si impegnano nella transizione ecologica e in sistemi di business più innovativi. I settori coinvolti sono diversi, con un focus per aiutare le aziende a svilupparsi nei settori strategici per il futuro come l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’agritech, lo spaziale. Questo programma vuole, quindi, sostenere le aziende esistenti nei processi di adattamento tecnologico. Lo abbiamo visto, per esempio, con una società alimentare che si è sviluppata nella digitalizzazione con una piattaforma chiamata Petra per la digitalizzazione. Altri settori sono l’immobiliare, il turismo, la manifattura, la tecnologia, la logistica. Questo dimostra l’ampio approccio del programma. Un piano aperto alle aziende internazionali? Sì. in generale vogliamo creare un ambiente favorevole agli investimenti e alle iniziative internazionali. con incentivi e condizioni per le relazioni con le famiglie imprenditoriali emiratine. che rappresentano la spina dorsale dell’economia del Paese». Questo programma vuole quindi trasformare 200 aziende familiari in entità più grandi entro il 2030.
Una trasformazione importante è lo sviluppo delle attività non oil. «I nostri sforzi per la diversificazione stanno portando a grandi risultati: le attività non petrolifere contribuiscono per il 74,6% al pil, che cresce a un ritmo superiore al 3% l’anno. Abbiamo molti punti di forza con la nostra posizione strategica tra l’Europa, l’Asia e l’Africa, un hub importante. Stiamo investendo anche nell’industria spaziale grazie alla collaborazione con l’Europa. Lo stesso vale per l’industria farmaceutica e la sanità. In Italia abbiamo investito circa 40 miliardi di euro finora: un reale impegno condiviso per la mutua prosperità».
«Il programma è fortemente radicato nella nostra economia e le aziende internazionali possono esplorare opportunità di business e collaborazione. Penso che le famiglie italiane ed emiratine possono trovare molti punti di incontro». L’ambasciata emiratina a Roma può presentare alle aziende italiane le opportunità di finanziamento nel nostro Paese e connetterle con partner forti. «Abbiamo un ambiente stabile, senza corruzione, insomma una situazione favorevole per cominciare a operare da noi».
