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La storia
Tratos, nome che suona anglofono ma che sta per Trafilerie Toscane. E’ il 1966 quando Egidio Capaccini fonda, con il nome di Tratos Cavi SAS di E. Capaccini e Co, un’azienda di trafilatura di fili in rame, che più tardi si sarebbe trasformata in azienda produttrice di cavi telefonici per uso generale e tecnologia semplice.
Ma la svolta arriva sul finire nel 1974, quando Egidio Capaccini muore all’improvviso. C’erano dei soci di minoranza che avevano il 49% del capitale, ma per molte decisioni serviva una maggioranza qualificata, del 60%. Dopo l’improvvisa morte del suocero, qualcuno doveva prendere in mano l’azienda “e tra me, mia moglie e mia suocera è stato deciso che fossi io quella persona”, afferma Bragagni. Alcuni anni dopo, nel 1979, con l’aiuto economico di alcune banche locali, riesce a rilevare le quote degli altri soci: “Per liquidare gli altri soci mi indebitai per 780 milioni di Lire”, una cifra monstre per l’epoca, afferma Bragagni. Ma ne è valsa la pena: da lì è iniziata l’avventura di Bragagni (classe ’51). I super conduttori per la futura centrale nucleare in Francia del progetto Iter; i cavi delle gru del porto di Busan, in Corea del Sud; la rete di Telefonica in Spagna, nascono tutti nello stabilimento di Pieve Santo Stefano, inaugurato nel 1980 e ampliato negli anni fino ad arrivare ai 50mila metri quadrati attuali. A Pieve, però, nessuno lo chiama per nome: per tutti è solo e semplicemente l’Ingegnere.
L’attività
Con l’ingresso dell’Ing. Albano Bragagni, Tratos Cavi inizia la sua trasformazione in un’azienda multinazionale capace di adeguarsi al mercato e di fornire ogni genere e tipologia di cavi: dai cavi in fibra ottica, ai cavi per alta tensione, fino ai cavi per uso petrolchimico, e superconduttori. “Senza cavi, oggi il mondo torna all’età di pietra”, esordisce con una frase a effetto Albano Bragagni.
L’industria dei cavi, nelle due gambe della fibra ottica per internet e i super conduttori per l’energia, si divide in due grandi scuole di pensiero: “Quelli che puntano su grandi volumi e chi si specializza nei cavi ad alta innovazione”. Nel primo caso l’esempio è Prysmian, la ex Pirelli Cavi; nel secondo la Tratos. “Siamo l’unica industria di cavi che non è una costola della Pirelli e non ha manager o personale che arriva dalla Bicocca. La nostra origine è argentina”, rivendica Bragagni.
I numeri
Tratos è una realtà con un fatturato consolidato che sfiorerà i 300 milioni di euro nel 2024 e che conta oltre 600 dipendenti dei quali oltre la metà impiegati a Pieve e il resto negli altri stabilimenti di Catania e in Inghilterra, Spagna e Germania. Il numero di dipendenti è salito di oltre il 70% nel giro di una estate. A luglio 2024 la prima operazione nel Regno Unito: il 100% delle azioni di Afl Telecommunications Europe Ltd; nello stesso mese l’ufficializzazione dell’acquisto della spagnola Telnet, operante nella realizzazione dei cavi in fibra ottica al servizio delle principali società di servizi in Europa. La terza tappa a settembre, in Germania, con l’acquisto di Afl Telecommunications GmbH e seguente cambio di denominazione in Tratos Cavi Germany GmbH. “Con le tre acquisizioni effettuate – ricorda l’ingegner Albano Bragagni – siamo passati dai 380 dipendenti che avevamo ai quasi 650 di ora”. Prima, nel 1988, era stato aperto uno stabilimento in Sicilia, vicino Catania, mentre nel 2008 ha inaugurato la sede in Inghilterra nei pressi di Liverpool.
L’assetto familiare e il passaggio generazionale
Seppure la Borsa potrebbe essere un modo per disinnescare la mina del passaggio generazionale, l’ingegner Bragagni afferma: “Non abbiamo alcuna intenzione di quotarci a Piazza Affari: siamo troppo abituati a fare tutto da soli senza dover condividere informazioni con altri”. Ma ha già risolto il problema: “Abbiamo diviso compiti e poteri in azienda: i miei figli Elisabetta ed Ennio sono entrambi amministratori delegati; mio fratello segue lo stabilimento di Catania e mio nipote il Regno Unito.” L’apertura dello stabilimento nel Regno Unito, nella periferia di Liverpool, è stata infatti una scommessa del nipote Maurizio che, per 20 milioni di euro, acquistò l’ultimo produttore di cavi indipendente che era sull’orlo del fallimento. Allo zio Albano lo ha informato a cosa fatta. Oggi la Tratos Uk è uno dei primi fornitori di Network Rail, le ferrovie inglesi.
L’ingresso in azienda del figlio Ennio e del nipote Maurizio, entrato in azienda più o meno negli stessi anni, hanno dato un grande impulso, così come l’ingresso successivo della figlia Elisabetta, “che ha dato l’avvio a produzioni che prima non facevamo, tipo l’alta tensione di cui Elisabetta è il dominus ex machina’ assoluto”. L’organigramma familiare oggi è il seguente: Ennio (classe ’74), che è anche il vicepresidente, si occupa degli acquisti e dell’organizzazione mentre Elisabetta (classe ’83) gestisce la parte commerciale e le vendite. Il fratello Germano (classe ’53) è responsabile dello stabilimento di Catania, mentre l’altro fratello, Marcellino, si occupa delle bobine in legno utilizzate per avvolgere i cavi. La filiale inglese è gestita dal nipote Maurizio (classe ’74), mentre l’altro nipote Fabio si occupa della produzione di fibre ottiche e Daniele opera in amministrazione”.
La bandiera inglese
All’ingresso dello stabilimento di Tratos sventola la bandiera inglese accanto a quella italiana e a quella della Ue. Ce n’è una quarta che pochissime persone, in tutta Italia, saprebbero riconoscere: ha la stessa tonalità di blu e di giallo della Ue, ma ha solo una “E” corsiva al centro. E’ lo stemma della Regina Elisabetta, che ha premiato la Tratos con il “Queen’s Award for Innnovation” nel 2019, il maggior riconoscimento per un’impresa nel Regno Unito. Per la prima volta nella storia del premio, è stata insignita un’azienda italiana. Il merito è quello di aver progettato e prodotto il cavo speciale ad altissima tecnologia JBA (Jasmine Bragagni Albano). Completamente progettato in Italia, il cavo ha una straordinaria resistenza al fango, al fuoco ed a temperature estreme, e porta il nome del presidente dell’azienda, l’ingegner Albano Bragagni. Grazie al premio, oggi il vessillo della regina Elisabetta può essere esposto in tutti gli uffici e le fabbriche della Tratos.