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La storia
Unoaerre nasce nel 1926 a San Zeno, nel “tempio dell’oro” di Arezzo, il più grande in Europa in termini di export, dove nel 1934 Leopoldo Gori e Carlo Zucchi ottengono il marchio di fabbrica “1AR”. Unoaerre è infatti l’estensione in lettere di «1AR», il primo marchio della provincia di Arezzo con cui battezzata la prima azienda orafa della città. Chimet è più giovane, ha “appena” cinquant’anni, ed è la prima azienda italiana per recupero e riciclo di materie prime strategiche, specializzata in economia circolare dell’oro, del rame, ma anche di platino, palladio, rodio, iridio. In linea con la filosofia di economia circolare, Chimet vanta una notevole competenza in questo settore, di cui si occupa da prima che il tema fosse al centro dell’interesse di tutti.
Chimet nasce nel 1974 quando il laboratorio di raffinazione del metallo fu esternalizzato dalla casa madre, che oggi si chiama Unoaerre, diventando un’azienda a sé stante. Per questo motivo Chimet e Unoaerre sono due aziende profondamente legate tra loro e unite dalla stessa storia e dallo stesso territorio, quello dell’aretino. La prima creata da zero, la seconda salvata dopo averne fatto parte come dipendente e dirigente. Unoaerre viene infatti rilevata da Sergio Squarcialupi soltanto nel 2012, come ci racconta la figlia Cristina Squarcialupi, oggi Presidente dell’azienda: «Il mio babbo ha rilevato la Unoaerre nel 2012, quando stava vivendo uno dei periodi peggiori. L’azienda stava fallendo. I commerciali mi raccontano che quando si sono riaffacciati sui mercati che avevano abbandonato durante quel periodo difficile, in primis gli Stati Uniti che tuttora è il nostro primo mercato di esportazione, tutti ci hanno aperto le porte. Questa è la riprova di quel radicato valore di affidabilità e tradizione che l’azienda è riuscita a mantenere nonostante la fase difficile che ha vissuto.»
Il passaggio generazionale
Maria Cristina Squarcialupi è presidente di Unoaerre Industries SpA, vice presidente Confindustria-Federorafi con delega alla sostenibilità e, di recente, nuova guida del Club degli Orafi Italia. Studi classici, laurea in chimica e di un dottorato in beni culturali, ha costruito un ponte tra il rigore scientifico e la sensibilità artistica.
Il passaggio avviene nel 2019, quando Luca Benvenuti diventa Amministratore Delegato sia di Chimet che di Unoaerre, insieme ad un riassetto organizzativo che ha visto la nomina di 4 manager in alcune aree chiave dell’azienda. La figlia Cristina racconta che «Il babbo lascia per una questione di età ed era impossibile unire in una singola persona le qualità che lui ha incarnato in tutti questi anni. Ci voleva dunque una scelta di tipo manageriale». La scelta è matura con risorse interne, in quanto “Luca Benvenuti (…) è da tempo uno di noi e faceva già parte del cda, lui conosce a menadito i meccanismi aziendali. Nel gruppo erano anche i quattro manager nominati, che già si occupavano dei rispettivi settori. Quanto a me, la famiglia è lì, non molla».
I numeri dell’azienda
Il settore orafo italiano ha chiuso il 2024 con un incremento del fatturato del 5,7%, sebbene la produzione industriale abbia registrato un calo del 7,1%. L’export, in particolare verso la Turchia, è cresciuto significativamente (+44,5% in valore, +28,6% in quantità), trainato dalla domanda di oro come bene rifugio e dal ruolo strategico della Turchia come hub commerciale.
Chimet ha oltrepassato i 6 miliardi di euro di fatturato nel 2024, nonostante il 2024 sia stato un anno particolarmente delicato a causa di una concatenazione di fattori tra incertezze geopolitiche, volatilità dei mercati finanziari, rialzo del prezzo dell’oro e delle materie prime. Tale risultato è frutto della diversificazione aziendale che spazia dal trattamento di tutti gli scarti industriali con metalli (compresi gli scarti elettronici da, ad esempio, cellulari e computer) fino alla produzione e al commercio di sali galvanici, catalizzatori e paste serigrafiche.
Per Unoaerre il 2024 si è chiuso con un fatturato di 280 milioni di euro, realizzato grazie ad un’importante crescita delle linee fashion (come quelle in argento) premiate, a livello vendite, dall’incremento del prezzo dell’oro. Sempre per quanto riguarda le collezioni fashion, l’azienda ha inoltre modificato la propria distribuzione passando da una catena lunga (attraverso distributori) ad una catena breve (con la gestione diretta dei rivenditori attraverso una rete di agenti). Unoaerre oggi è presente in 40 Paesi nel mondo (Europa, Stati Uniti ed Italia – soprattutto per le fedi – i principali) e dispone di filiali dirette in Francia e Giappone.
Il museo d’impresa
Unoaerre ha istituito sin dal 1998 il primo museo orafo. Oggi, però, racconta Maria Cristina Squarcialupi, attraverso Museimpresa, “apriremo il nostro museo e i nostri archivi al pubblico: tutti coloro che verranno a visitare la nostra sede avranno la possibilità di conoscere la nostra storia attraverso le sue creazioni. Il museo racchiude 100 anni di storia della gioielleria. Si comincia dalle produzioni locali, che sono narrazione dei primi anni di vita di Unoaerre, tra cui medagliette smaltate o, tra gli altri, degli orecchini con una piccola pietra nera che venivano indossate dalle vedove. Un’altra teca importante è quella che conserva la famosa fede autarchica. Quando Mussolini chiese l’oro per la campagna d’Africa, la Unoaerre venne deputata alla creazione delle fedi in ferro e platinite che venivano date agli sposi al posto delle loro fedi d’oro che dovevano dare alla patria. Si tratta di un affascinante viaggio cronologico nell’evoluzione del gioiello: si parte dalla raffinatezza della Belle Époque e dei gioielli Art Déco, per poi “esplodere” con le fantasie degli anni Cinquanta e le vibranti espressioni cromatiche degli anni Sessanta fino ad arrivare alle linee astratte e informali degli anni successivi, la rassegna include anche le provocatorie creazioni di Giò Pomodoro. Aggiunge Squarcialupi “la collezione comprende oltre 2000 opere tra disegni originali, oreficerie e gioielli, alcuni dei quali sono pezzi unici (di cui solo una parte esposta al pubblico) rendendo in tal modo il Museo Aziendale Unoaerre custode privilegiato del patrimonio della lunga attività artigianale e industriale ed espressione dell’innovazione nel campo dell’oreficeria italiana”. E’ un luogo che invita a riflettere e a emozionarsi, ricordando quanto siano intrecciate arte, cultura e storia.