di Maria Silvia Sacchi
Parlando del passaggio generazionale, Patrizio Bertelli in una intervista di alcuni mesi fa aveva detto che «la quotazione è un grande aiuto, soprattutto nei momenti in cui si devono prendere certe decisioni». Il gruppo Prada ha scelto già da tempo chi guiderà l’azienda del futuro, ovvero il figlio Lorenzo Bertelli, attuale responsabile della sostenibilità e comunicazione del gruppo e annunciato presidente esecutivo di Versace (marchio passato ufficialmente al gruppo Prada lo scorso 2 dicembre).
Come è noto, la moda – così come molte altre industrie – è un settore a prevalente controllo familiare, in Italia e nel resto del mondo. Per rimanere all’estero, sono familiari i principali gruppi francesi (Lvmh, Kering, Hermès, Chanel), svizzeri (Richemont e Swatch), spagnoli (Inditex, Puig, Mango), cinesi (Chow Tai Fook Jewellery Group e New World Development) e via andando.
I momenti più difficili
La successione (che può anche comprendere la cessione dell’azienda) è molto condizionata dalla cultura e dalle leggi dei diversi Paesi.
Il momento più delicato è quello del passaggio tra il fondatore (o i fondatori) e la seconda generazione perché da una parte c’è la difficoltà dei fondatori a cedere il proprio ruolo, dall’altra il confronto con chi è stato capace di creare un’azienda di successo mette in crisi chi deve subentrare. Nel caso di più successori è particolarmente complesso scegliere a chi affidare la guida e predisporre le adeguate compensazioni con gli altri (soprattutto in Italia, dove vige la cosiddetta “legittima” che stabilisce quote minime precise di eredità per i parenti stretti). Non è semplice nemmeno subentrare in aziende che hanno marchi forti e storie centenarie per il timore di rovinare quanto, chi ha preceduto, è stato in grado di preservare così a lungo.
In Italia sono a controllo familiare le quotate Aeffe, Basicnet, Cucinelli, Geox, Ferragamo, Moncler, Piquadro, Prada, Zegna. Tra i principali gruppi familiari non quotati Armani, Dolce & Gabbana, Miroglio, Oniverse, Otb, Tod’s (ma si potrebbero citare un’infinità di altri nomi, da Canali a Kiton, da Herno a Liu Jo a Ermanno Schervino, Elisabetta Franchi, etc). Molti marchi italiani importanti sono stati ceduti dalle famiglie di origine. Quasi sempre questo è avvenuto a favore di gruppi a loro volta controllati da una famiglia: nomi come Bulgari, Fendi, Pucci e Loro Piana sono oggi nel portafoglio di Lvmh, la cui quota di controllo fa capo alla famiglia Arnault; Gucci, Brioni, Bottega Veneta sono invece nel portafoglio di Kering, gruppo che fa capo alla famiglia Pinault.
Va ricordato che la moda italiana in quanto tale è “più giovane” di quella francese: Hermès è stata fondata nel 1837, Louis Vuitton nel 1854, Chanel nel 1910, Dior nel 1946.
Valentino nasce nel 1960, la Giorgio Armani nel 1975, Versace nel 1978 come la Diesel di Renzo Rosso, Alberta Ferretti 1981. Moncler è nata in Francia ed è del 1952 ma è stata rilevata da Remo Ruffini nel 2003 mentre la società che allora la possedeva era in gravi difficoltà. Più “vecchie” Prada fondata 1913, Gucci nel 1921, Fendi del 1925, Ferragamo nel 1927, Zegna nel 1910. Come detto Gucci e Fendi sono state cedute. Quanto a Prada e Zegna sono altra cosa rispetto a com’erano nate (Prada è partita come negozio in Galleria a Milano, Zegna come lanificio).
Kering e Zegna
Se si guardano le aziende quotate, una parte importante del passaggio generazionale è in corso. A volte spinto dal mercato, dagli investitori che vogliono capire la proiezione di un’azienda oltre gli attuali azionisti o quando giudicano la governance non adeguata.
Due gruppi in particolare hanno avuto negli ultimi mesi, per motivi diversi, cambi di governance di peso, Kering e Zegna. In entrambi i casi si è avuta una separazione tra le cariche di presidente e quella di amministratore delegato. In Kering François-Henri Pinault ha lasciato la guida operativa a Luca De Meo, manager proveniente dal mondo automobilistico chiamato per risanare una situazione di crisi che datava da tempo e metteva a rischio uno dei maggiori gruppi del lusso mondiale. In Zegna, invece, dal prossimo primo gennaio Gildo Zegna diventa presidente esecutivo lasciando la carica di amministratore delegato a Gianluca Tagliabue, attuale Cfo e Coo e persona di assoluta fiducia degli Zegna come le parole spese nell’annunciarne la nomina hanno dimostrato. Resta il fatto che anche in questo caso le cariche di presidente e di amministratore delegato del gruppo non sono più concentrate in una figura sola. Zegna ha avuto un ulteriore passaggio di consegne, quello tra lo stesso Gildo Zegna e i figli Angelo ed Edoardo nominati co-ceo del marchio più importante del gruppo (perché porta il nome della famiglia ed è il più consistente in termini di peso sul fatturato del gruppo). Entrambi erano da tempo attivi in azienda. Questo secondo passaggio rappresenta, al tempo stesso, una discontinuità e un’affermazione. Discontinuità dal momento che Gildo Zegna deteneva la carica di ceo da 20 anni. Affermazione nel senso che è sempre più chiara la presa di controllo di Gildo Zegna e del proprio ramo familiare sul gruppo di Biella. La conferma di quanto già i piccoli (ma continui) assestamenti che si sono succeduti nell’azionariato degli ultimi anni avevano indicato. Il gruppo Zegna è controllato da Monterubello società semplice, nella quale sono presenti i discendenti del fondatore.
Sempre tra le quotate si è completato il passaggio del testimone in casa Basicnet, l’azienda fondata da Marco Boglione: i due figli Alessandro e Lorenzo sono stati nominati amministratori delegati dall’assemblea di aprile. Come spesso succede, a garantire una corretta transizione è stato un manager, nel caso di Basicnet risponde al nome di Federico Trono che ha ricoperto la carica di amministratore delegato per due mandati.
Il nuovo assetto di Armani
Tra le non quotate il riassetto più rilevante per il sistema della moda italiano, oltre che per la società, è quello nella Giorgio Armani, dopo la scomparsa del fondatore il 4 settembre scorso. Nuovo assetto societario e nuovi organi sociali, con la gestione affidata al manager Giuseppe Marsocci e l’ingresso di professionisti indipendenti nei consigli di amministrazione. Si tratta, però, di una fase intermedia, non ancora dell’assetto definitivo, considerate le disposizioni testamentarie di Giorgio Armani: lo stilista ha chiesto che la maggioranza dell’azienda venga ceduta o quotata in Borsa (lasciando però un ruolo centrale alla Fondazione Armani).
Tod’s con LCatterton, Cucinelli e il trust
Se l’anno in corso è stato particolarmente importante, ovviamente i cambiamenti non avvengono tutti insieme, ma dipendendo da un insieme di fattori tra i quali l’età, l’avere o meno una successione interessata o adatta alla guida di un’azienda, la necessità di risorse per crescere, la volontà o meno di pianificare e altro ancora.
L’anno scorso un cambio importante aveva riguardato il gruppo Tod’s, con l’ingresso nel capitale della società della famiglia Della Valle (che ha mantenuto la maggioranza) del fondo LCatterton e la successiva uscita dalla Borsa. Anche in quel caso è stata separata anche la carica di presidente da quella di amministratore delegato.
Andando indietro nel tempo, Brunello Cucinelli ha scelto di fare un trust fin dal 2014, due anni dopo essersi quotato. Ha poi lasciato le cariche operative a due co-ceo (uno, Luca Lisandroni, manager proveniente dall’esterno, uno, Riccardo Stefanelli, parte della famiglia) e ha stabilito un meccanismo di successione nel management. Più di recente è ufficialmente cresciuto lo spazio alle figlie, Carolina e Camilla, nominate l’anno scorso vice presidenti.
La strada di Moncler
Anche in casa Ruffini i figli del fondatore del gruppo sono già da tempo al lavoro, Pietro, il maggiore alla guida della holding di investimenti di famiglia Archive (che sta attualmente trattando in esclusiva l’acquisto dei ristoranti Da Vittorio); Romeo lavora su Stone Island.
A differenza delle altre società dove le famiglie hanno la maggioranza del capitale, Remo Ruffini guida Moncler con una quota di minoranza. Nel suo percorso di crescita ha sempre avuto soci al suo fianco, non li ha mai temuti. L’ingresso più recente tra i compagni di viaggio è, però, piuttosto ingombrante, rispondendo al nome di Lvmh e quindi resta da vedere il futuro. Al momento dell’annuncio, a settembre del 2024, l’operazione era stata presentata come un appoggio per rafforzare la presa di Ruffini su Moncler, ovvero proteggere la società da una eventuale scalata. Naturalmente, la curiosità sul futuro è tanta.
Otb e Oniverse, ruoli e azioni
Da tempo operativi sono i figli primogeniti di Renzo Rosso, Andrea e Stefano, che ricoprono diverse cariche nel gruppo, Andrea più sul fronte del design e della sostenibilità, Stefano della gestione (è tra l’altro ceo di Marni e presidente di Margiela). Entrambi hanno un piccolo pacchetto di azioni frutto di un primo approccio al passaggio generazionale diversi anni fa. Piccole partecipazioni e precisi ruoli in azienda hanno anche i figli di Sandro Veronesi, il fondatore di Oniverse, Federico, Matteo e Marcello. Tutti e tre siedono nel consiglio di amministrazione, Matteo è anche ceo di Intimissimi, Marcello ceo del Cantiere del Pardo. Oniverse ha come presidente e amministratore delegato Sandro Veronesi, con Marco Carletto ceo.
Ferragamo e Aeffe in cerca di soluzioni
Due nomi storici della moda che non trovano una strada. Se Aeffe (con i suoi marchi Alberta Ferretti, Moschino e Pollini) ha dovuto chiedere la protezione della ricomposizione negoziata della crisi, Ferragamo da quasi un anno è senza amministratore delegato dopo aver risolto il rapporto di lavoro con Marco Gobbetti (manager che successivamente è entrato nel cda di Aeffe prima che fosse ufficializzata la crisi).
Pur se in situazioni diverse (gli ultimi dati di Ferragamo hanno fatto vedere una inversione di tendenza e il lavoro del direttore creativo Maximilian Davis è apprezzato dal mercati) entrambe le società hanno risentito di dinamiche familiari non risolte.
Il cantiere Lvmh
Ne abbiamo scritto spesso, ma non si può non fare un accenno a Lvmh, essendo il più grande gruppo mondiale della moda e del lusso. Nonostante una lunga preparazione da parte di Bernard Arnault insieme ad Antonio Belloni e Sidney Toledano e nonostante un riassetto delle holding a monte di Lvmh, il passaggio nella famiglia francese sembra ancora lontano dall’essere risolto.
Nella foto, Miuccia Prada e Patrizio Bertelli con il figlio Lorenzo
