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GRANDI TRASFORMAZIONI

Società Benefit: l’effetto contagio delle aziende verso il sociale e l’ambiente

Sono salite a 5.309, il 22% in più rispetto a un anno fa. Con un valore della produzione di 67,8 miliardi di euro. E qualche difficoltà nei rapporti con la filiera
News
Pubblicato il 2 Dicembre 2025

Il fenomeno delle aziende che diventano società Benefit si accentua:: sono 5.309 le imprese che hanno fatto questa scelta (a fine settembre 2025) con un aumento del 22% rispetto all’anno precedente e con un valore della produzione annuale di 67,8 miliardi di euro. Lo rivela la Ricerca nazionale sulle società Benefit presentata a Milano, all’evento “Un’ondata di innovazione”, organizzato da Nativa (il Research department di Intesa Sanpaolo), InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit. L’analisi è stata condotta su un campione di oltre 300 società Benefit e più di 550 società non Benefit.
Da questa fotografia emerge che destina oltre il 5% del proprio fatturato a finalità con impatto sociale e ambientale il 20% delle società Benefit, a fronte di appena il 6% delle imprese non-benefit, dimostrando un elevato livello di impegno verso le finalità di
beneficio comune. L’integrazione del modello Benefit si riflette anche nella gestione quotidiana: per quasi il 50% delle società Benefit (contro il 23% delle non-benefit) la valutazione degli impatti su ambiente e comunità è pienamente incorporata nel processo
decisionale e strategico, mentre un ulteriore 47% dichiara di considerarla in almeno alcune decisioni strategiche. Solo il 6% si limita alla conformità normativa, contro il 37% registrato tra le imprese non-benefit.

La decisione di diventare società Benefit è prevalentemente una scelta interna all’organizzazione, che comporta un miglioramento del posizionamento sul mercato, delle relazioni con la comunità locale e del clima aziendale. Tre imprese su quattro riportano reazioni positive o molto positive da parte dei dipendenti; livelli analoghi si registrano tra associazioni non profit (73%), clienti (72%) e comunità locali (71%). In particolare, tra i benefici interni più riconosciuti dal personale emergono un maggiore senso di appartenenza all’azienda, indicato da quasi il 60% delle società, e un miglioramento della qualità dell’ambiente di lavoro (48%).
Per quanto riguarda gli stakeholder esterni, le società Benefit dimostrano particolare attenzione alla filiera di fornitura: il 22% adotta un approccio rigoroso, valutando le performance di sostenibilità dei fornitori e collaborando solo con quelli più virtuosi, per le
non-benefit la quota si dimezza e si riduce al 10%. La difficoltà di coinvolgimento della supply chain, tuttavia, è individuata come la principale barriera all’implementazione del modello benefit (29%).
Per accelerare la diffusione del modello, le imprese individuano come intervento più desiderato l’introduzione di vantaggi fiscali (81%), seguita da premialità nei bandi pubblici (64%). Misure che, secondo le aziende, potrebbero contribuire a un’ulteriore
espansione dell’ecosistema delle Società Benefit in Italia, soprattutto se implementate in un’ottica di coinvolgimento dei diversi attori della filiera.
La Ricerca ha approfondito anche la dimensione statutaria, analizzando gli impegni concreti e pubblici che le Società Benefit assumono nei confronti delle persone, delle comunità e dell’ambiente. L’esame puntuale di 4.110 statuti, dotati di anagrafica completa e dell’indicazione di almeno una finalità specifica di beneficio comune, ha portato all’identificazione di 23.990 finalità specifiche, con una media di 5,8 finalità per impresa.
Tra queste, tre categorie risultano predominanti:
● Diritti umani e relazioni con la comunità (6.419 finalità, 26,8%), espressione attuale della responsabilità sociale;
● Coinvolgimento, diversità e inclusione delle persone (4.597 finalità, 19,2%), indicativa delle priorità nella gestione moderna del lavoro;
● Diffusione del modello Benefit (1.668 finalità, 7,0%), testimonianza della volontà di promuovere approcci imprenditoriali orientati alla generazione di impatti positivi.
La classificazione Esg conferma un forte orientamento verso le finalità sociali (55%), seguite da quelle ambientali (29%) e di governance (16%). Inoltre il 77% delle imprese ha adottato almeno una finalità materiale (ovvero coerente con i temi che influenzano
maggiormente le performance di sostenibilità nel proprio settore), dimostrando una certa consapevolezza su quali siano i fattori critici globali per migliorare il proprio impatto.
Tra le principali novità di questa edizione vi è l’approfondimento della coerenza tra le finalità di beneficio comune dichiarate negli statuti e gli interventi rendicontati nelle Relazioni di Impatto. L’analisi effettuata sulle 99 Società Benefit di grandi dimensioni mostra una sovrapposizione molto ampia tra le “promesse” statutarie e le attività realizzate, con un dato rilevante: l’85% delle 1.824 azioni censite ha raggiunto gli obiettivi prefissati nella relazione di impatto.
Tali risultati indicano capacità di tradurre in modo efficace gli impegni statutari in iniziative concrete coerenti, un segnale importante per la crescita dell’intero ecosistema delle società Benefit.

È possibile scaricare la ricerca al seguente link:
https://www.societabenefit.net/ricerca-nazionale-sulle-societa-benefit/

COSA SONO LE SOCIETÀ BENEFIT
Società Benefit è uno status giuridico adottato da imprese che, oltre allo scopo di distribuire gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile,sostenibile e trasparente nei confronti di persone, ambiente e stakeholder, impegnandosi a valutare in maniera trasparente il proprio impatto. I principi costitutivi sono definiti nella legge 28 dicembre 2015, n. 208. Nel 2016 l’Italia è diventata il primo Paese, dopo gli Stati Uniti, a introdurre nella legislazione la possibilità per le aziende di adottare la qualifica di società Benefit.

Secondo la norma, le società Benefit presentano alcune sostanziali novità:
● Una o più finalità di beneficio comune indicate nell’oggetto sociale. La realizzazione di un beneficio comune viene pertanto a configurarsi come un obbligo giuridico di natura statutaria.
● L’obbligo, nella gestione, di bilanciare l’interesse dei soci con il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi degli stakeholder.
● L’obbligo di comunicare in maniera trasparente il perseguimento del beneficio comune
con una relazione annuale che contempli anche la misurazione dell’impatto generato  (secondo standard di valutazione esterni) su governance, lavoratori, stakeholder delterritorio e ambiente.
● La necessità di individuare un soggetto all’interno della società responsabile per il perseguimento del beneficio comune.

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