di Elena Fausta Gadeschi
Per ritrovarne le radici bisogna andare alle pendici dell’Etna in quella bottega dove, 110 anni fa, Giuseppe Caffo vendeva tabacchi, stoccafisso, petrolio e alimenti tartarici. Ed è da questi ultimi che il signor Giuseppe decide di fare un passo ulteriore: distillare vinacce. L’acido tartarico è, infatti, un acido organico presente naturalmente nell’uva e nel tamarindo. Da quella scelta la storia ha preso tutta un’altra direzione portando, più di un secolo dopo, la Caffo a rilevare dal colosso Campari un marchio come Cinzano.
Ma andiamo un passo per volta, perché nell’operazione appena annunciata si intreccia la storia di due famiglie e due marchi che rappresentano l’essenza del nostro Paese. E, dunque, torniamo per prima cosa a quella bottega alle pendici dell’Etna.
Gli esordi in Sicilia
Siamo alla fine del XIX secolo e Giuseppe, il fondatore di quella che oggi si chiama semplicemente Caffo 1915, era diventato responsabile del controllo tributi su alcune merci, tra cui alcol e prodotti alcolici ai tempi del servizio militare nella Guardia di Finanza. Nel 1915, con l’ingresso dell’Italia in guerra, prende in gestione una distilleria a Santa Venerina, vicino Catania, con una produzione basata soprattutto su distillati, alcol e derivati della lavorazione del vino, che poi decide di rilevare.
In quegli anni inizia ad affiancarlo uno dei nove figli, il giovane Sebastiano appena quindicenne, che presto impara dal padre i segreti del mestiere diventando anche lui mastro distillatore. Intanto il figlio Giuseppe, perché si tenga lontano da un amore mal visto, viene mandato dalla famiglia in Australia, dove si specializza nella coltivazione di canna da zucchero e dove poi viene raggiunto dal fratello Santo. Al loro rientro in Sicilia, desiderosi di contribuire agli affari di famiglia, affiancano Sebastiano nell’attività e fondano la società Fratelli Caffo – Distillerie di alcol, brandy e tartarici.
L’attività di distillatori era ritenuta dal regime fascista di primaria importanza, motivo per cui tutti i fratelli Caffo verranno esentati dalla chiamata alle armi durante la Seconda guerra mondiale e potranno continuare a dedicarsi all’azienda. Nel frattempo, nel 1934, Sebastiano sposa Maria Brignani e riceve come dono di nozze dal padre la distilleria di Santa Venerina, che si aggiunge alle altre due già sotto la sua gestione. Da quella unione nascono tre figli, due femmine e un maschio, che dal nonno prende il nome di Giuseppe, detto Pippo.
Il trasferimento in Calabria
Negli anni ’50 la storia della famiglia Caffo si intreccia con quella dei Biondi perché l’amico Concetto, proprietario di una distilleria a Limbadi, in Calabria, a pochi chilometri da Capo Vaticano, propone ai Caffo di rilevare la sua attività. L’affare va in porto, ma purtroppo l’anno successivo sopraggiunge la morte del fondatore. Lungi dallo scoraggiare i figli, la perdita del padre li convince a concentrarsi sul nuovo sito produttivo, che viene trasformato e ammodernato secondo le più moderne tecniche e con l’introduzione di una colonna di distillazione, che è tuttora in uso.
Tre anni dopo il sito calabrese incomincia l’imbottigliamento con marchio proprio. È il 1956 e la distilleria inizia a produrre l’Anice, un distillato a formula originale in cui i semi di anice verde e anice stellato sono realizzati in diverse gradazioni, come indicano le distinte etichette, per soddisfare i differenti utilizzi: in Sicilia tuttora si consuma a gocce nell’acqua e per questo è chiamato anice lattante, mentre in Calabria viene preferito liscio. Per i Caffo è solo l’inizio di una nuova stagione che li vedrà introdurre una serie di prodotti a proprio marchio, tra cui il brandy e il primo amaro.
Nel 1964 muore il fratello Santo e Giuseppe ritorna in Australia. Questi due fatti spingono Pippo ad entrare in azienda nel 1966, a rilevare le quote dei fratelli e a liquidare i cugini. È a questo periodo che risale il definitivo trasferimento della famiglia nel “continente”, vale a dire in Calabria.
Pippo è giovane, ma pieno di voglia di fare e, finalmente solo alla guida dell’azienda di famiglia, punta ad ampliare la produzione. L’idea gli arriva come un’intuizione mentre presta servizio militare in Friuli e con i compagni scopre i piaceri della grappa. Da quell’inaspettato “incontro” nasce l’idea del primo distillato: è un brandy, il Miss Dominique, dedicato all’amata moglie Delfina, dal cui amore nasce Sebastiano, detto Nuccio, attuale amministratore delegato dell’azienda.

Gli ultimi 50 anni
Tornato in Calabria, prende ispirazione dal paesaggio di Capo Vaticano, uno sperone di roccia affacciato sul Mar Tirreno e immerso nella natura, dove Giuseppe e Delfina amano camminare, per lanciare negli anni ’70 quello che è tuttora il prodotto di punta dell’azienda, l’Amaro del Capo, che è un liquore a base di ventinove fra erbe, radici e frutti del territorio, le cui esatte proporzioni sono tuttora note solo a Sebastiano e al padre.
Il legame con la sua terra si rafforza, come dimostrano i nuovi marchi che attingono dalle erbe officinali tipiche del luogo. E così dal bergamotto calabro nasce il Bergamia, dai limoni di Tropea il Limoncello dell’Isola, dal mallo verde delle noci il Nocino, dai fichi d’india l’Indianello, dal ginepro fenicio il Ginepro Gin e dalla liquirizia, uno dei simboli della regione che nel 2015 ha ricevuto il riconoscimento Dop, il Liquorice.
Accanto alla produzione propria, negli anni l’azienda familiare amplia il portafoglio, che oggi comprende, tra gli altri, anche Borsci, Petrus Boonekamp, Felice Bisleri e Distillerie Durbino e grappa Mangilli, Adesso l’annuncio dell’acquisizione da 100 milioni dal gruppo Campari di Frattina (sparkling wine) e Cinzano, il secondo marchio di vermouth più venduto al mondo dopo Martini, ma con un potenziale rimasto parzialmente inespresso, che la famiglia punta a valorizzare.
Nella foto in alto, il ceo Nuccio Caffo e il presidente Pippo Caffo.
