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REPORT DELOITTE

I freni alle carriere femminili in Italia rallentano anche lo sviluppo

Silvana Perfetti: «Servono cambiamenti organizzativi per la leadership femminile, pratiche di assunzione inclusive, lavoro flessibile e percorsi di carriera sensibili al genere
News
Pubblicato il 19 Agosto 2025

«Più empowerment femminile serve anche per stimolare un’economia forte e orientata alla crescita»: è il messaggio che Silvana Perfetti, Chair Central Mediterranean, nel suo intervento pubblicato su Voices, la nuova piattaforma che ospita commenti sui temi di attualità firmati dagli esperti di Deloitte Italia.

«Nel pieno delle trasformazioni ambientali, digitali e demografiche che attraversano l’Europa e il mondo intero, la promozione dell’empowerment femminile non è più solo una questione di equità, ma un imperativo strategico per la nostra economia. Dare alle donne il giusto spazio nei processi decisionali, nelle imprese e nella leadership, significa stimolare l’innovazione e la competitività dell’intero Sistema Paese».

Ma in Italia il gap è maggiore di altri Paesi. Secondo il report realizzato da Deloitte, UN Women Italy e Winning Women Institute sull’Empowerment Femminile, siamo ancora lontani da questi traguardi: il tasso di occupazione femminile è fermo al 52,5%, contro il 70,4% di quello maschile. Solo il 13,5% delle startup innovative è guidato da donne. Nei ruoli manageriali, la presenza femminile è al 28%, mentre nei consigli di amministrazione la parità è attesa non prima del 2038.

Le cause di questo ritardo? «Barriere culturali persistenti: responsabilità familiari che ricadono ancora soprattutto sulle donne, accesso limitato al credito e ai capitali, pregiudizi culturali, ma anche un senso di inadeguatezza, indotto da norme sociali, che continua a frenare le carriere femminili», spiega Perfetti. «A tutto questo si somma la scarsa rappresentanza nei settori strategici per l’economia del futuro: oggi solo il 20,6% delle studentesse universitarie europee sceglie percorsi di studio Ict e secondo l’Unesco appena il 6% delle donne nel mondo lavora come sviluppatrice software».

Secondo il Fondo monetario Iinternazionale, colmare il divario di genere potrebbe generare una crescita del Pil fino all’8% nei mercati emergenti e una chiusura del gap a livello globale potrebbe generare un balzo medio del 23% in tutti i Paesi. E studi recenti dimostrano che la presenza di almeno tre donne nei consigli di amministrazione migliora sensibilmente i risultati ambientali e sociali delle imprese. Per questo, strumenti come i Women’s rmpowerment principles (WEPs) delle Nazioni Unite e la certificazione Uni/PdR 125:2022 giocano un ruolo cruciale. Offrono linee guida concrete e indicatori di performance per integrare la parità di genere nei processi aziendali e istituzionali.

«La vera sfida, tuttavia, è culturale», sottolinea la Chair di Deloitte Italia. «Serve un cambiamento organizzativo che valorizzi la leadership femminile con pratiche di assunzione inclusive, lavoro flessibile e percorsi di carriera sensibili al genere. Ancora prima del lavoro: bisogna intervenire nelle scuole, dove le giovani studentesse devono superare stereotipi di genere e possono essere orientate verso competenze Stem, sempre più importanti per costruire l’economia del futuro.

Solo così, partendo dai primi livelli dell’istruzione, l’Italia può fare un salto di qualità. Le riforme sui congedi parentali, il diritto al lavoro flessibile e il supporto all’imprenditoria femminile sono passi importanti. Ma per generare un impatto sistemico serve un cambio di passo culturale e una forte alleanza tra istituzioni, imprese e società civile. Perché se la metà delle donne in Italia non lavora, è tutto il Paese a perdere. Ma se quelle stesse donne trovano spazio e risorse, allora l’intera economia italiana può crescere più forte, innovativa e orientata alla crescita», conclude Perfetti.

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